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I vini di Lanzarote

L’isola di Lanzarote

Anche dall’aereo si vedono i coni dei vulcani alzarsi dalla terra scura e grappoli di case bianche arrampicate sui fianchi di crateri che, ormai, non fanno più paura. Di solito non scrivo in volo, ma questa volta ho voluto fissare subito alcune immagini e sensazioni che Lanzarote mi ha lasciato, facendomi sentire per cinque giorni fuori dal mondo. E un po’, alle Canarie, si è fuori dal mondo, nel cuore dell’oceano Altlantico. Uno dei motivi per cui questa destinazione ha iniziato a farsi strada nella mia mente è stato il vino, poi l’anima vulcanica, infine la speranza del caldo mentre nella mia Emilia è scesa una coperta di freddo e umido. Il collegamento low cost con Bologna ha chiuso il cerchio. Immaginavo che Lanzarote mi potesse piacere, amo le isole un po’ sperdute, ma la realtà ha superato le aspettative.

Parco del Timanfaya

Parco del Timanfaya

Il motivo principale – oltre il sole che mi ha fatto respirare un po’ d’estate – credo sia lo spirito di frontiera, che spesso ricerco quando viaggio. Amo i luoghi ai margini, dove i tratti si confondono. Mi aspettavo una Spagna insulare, un mondo completamente occidentale. Aspetti che indubbiamente ci sono, ma la verità è che ho trovato una terra africana e colori accesi che non vedevo dai tempi della Namibia e del Marocco, giusto al di là del braccio di oceano. Terra nera, montagne rossastre, rare spiagge di sabbia bianca. Assenza di alberi, ad accezione di cactus e palme, vegetazione rada da bush, case basse, bianche. E’ la natura selvaggia e sempre estrema dell’isola, con i suoi mari di lava solidificata, come se la terra fosse diventata una dura scorza del colore del cioccolato. E africani sono i cieli stellati, i tramonti infuocati, il coriandolo nella salsa che accompagna le patate arrugadas (arrostite con la buccia), come si mangiano qui.

I vini di Lanzarote

Ma veniamo ai vini. Quelli che si bevono a Lanzarote forse non saranno tutti indimenticabili, ma mai, finora, ho visto un sistema di coltivazione spettacolare come questo. La storia della coltivazione dell’uva qui, del resto, è incredibile. Nelle vicine isole Canarie, in particolare a Tenerife, il vino si faceva già dal Cinquecento. Era un vino con aggiunta di alcol, un po’ liquoroso dunque, che veniva esportato fino all’America e che piaceva molto agli Europei, in particolare agli inglesi: persino Shakespeare lo cita. A Lanzarote, invece, il vino si consumava, ma per i contadini era difficile ricavare qualcosa dal terreno arido.

La Geria

Poi, fra il 1730 e il 1736 tutto cambia. Il vulcano Timanfaya erutta devastando parte dell’isola, seppellendo villaggi, spargendo ovunque ciottoli e cenere. Parte della popolazione lascia l’isola, ma quello che per anni deve essere sembrata l’apocalisse, lascia un’eredità. Il nuovo strato di lapilli vulcanici- chiamati picon– rende possibile l’allevamento della vite: trattiene l’umidità che di notte arriva dall’oceano e la fa penetrare fino alle radici delle piante, che possono trattenerla per mesi. E’ così, dunque, che inizia la viticultura, con la nascita della prima cantina, El Grifo, nella seconda metà del Settecento. Per ottenere vini di qualità superiore bisogna aspettare l’Ottocento, quando viene introdotta la Malvasia vulcanica (prima veniva coltivato solo il Palomino). Il paesaggio selvaggio trasformato dalla furia del vulcano viene modellato dall’uomo in modo unico: le viti si trovano all’interno di buchi, dalla forma di imbuti, o spaccature nella distesa di lava – il suolo si trova alcuni metri sotto – e sono protette da muretti a secco circolari o semicircolari (oggi anche rettangolari), che fungono da barriera per gli Alisei, pur facendo passare l’umidità. La Geria, una sorta di strada del vino nel cuore dell’isola e zona vocata alla produzione, è un’emozione per gli occhi: valli e colline sembrano alveari o cerchi disegnati da una mano aliena sulla terra nera.

La Geria

I vitigni di Lanzarote

Sono pochissimi i vitigni coltivati in questo ambiente arido. Quello principale è la Malvasia vulcanica- varietà che si trova solo qui ed è la più antica al mondo-, da cui si ottengono bianchi secchi profumati e minerali, e un vino semidolce. Molto importante è anche il Moscato d’Alessandria (lo stesso di Pantelleria), da cui viene prodotto un vino dolce che ricorda il passito. Seguono la Listan Blanca (o Palomino) e Negra: da quest’ultima si ottengono rosati e vini rossi destinati a essere bevuti giovani, con il loro corredo di frutti rossi, ma con poco corpo. A meno che non venga aggiunto un po’ di Syrah. Un altro vitigno rimasto qui e salvato- come gli altri, grazie al terreno vulcanico- dalla Fillossera, si chiama curiosamente Diego.

Sono 18 le cantine presenti sull’isola che fanno parte della denominazione di Lanzarote (14 ne La Geria), per una produzione di circa un milione e mezzo di bottiglie, ma vanno aggiunte altre piccole realtà al di fuori della DO. Solo alcune sono effettivamente pronte ad accogliere i visitatori tutti i giorni dell’anno (e a volte sono infatti prese d’assalto dai pullman di turisti), magari con tanto di ristorante abbinato; altre stanno iniziando ora questa piccola rivoluzione e vanno avvisate prima di presentarsi all’ultimo per un visita. In molti ristoranti ed enoteche dell’isola, però, fortunatamente si possono assaggiare diverse etichette locali e farsi un’idea piuttosto completa delle tipologie presenti.

La vendemmia

Un accenno alla vendemmia, che qui inizia prima di ogni altro Paese in Europa. La prima uva essere raccolta, sempre a mano, è la Malvasia vulcanica, già a luglio. Seguono, fino a settembre, le altre tipologie: l’ultimo a essere raccolto è ovviamente il Moscato, destinato al vino dolce, e che quindi si lascia maturare di più. Ultima nota di colore. La vicinanza con l’Africa si sente parecchio anche quando si parla di vino: fino a qualche decennio fa, infatti, per la raccolta delle uve si usavano i dromedari, che portavano sulla simpatica gobba le cassette ricolme di grappoli.

Le cantine

El Grifo

Questa cantina è la più antica di Lanzarote (1775) e, di quelle la cui storia è arrivata fino a oggi, anche delle Isole Canarie. Anche per questo merita una visita, per avere una panoramica generale e visitare la bella residenza della famiglia titolare, che comprende anche una ricca libreria. Io ho approfittato di una visita guidata da 90 minuti (tutti i giorni alle 15), comprensiva di spiegazioni in cantina, passeggiata nel vigneto, museo del vino e degustazione di due vini. Una curiosità: il nome deriva da un villaggio sepolto dalla lava ai tempi delle eruzioni del Timanfaya, poi l’artista e architetto più importante dell’isola, César Manrique, ha creato l’attuale logo del Grifone.

A El Grifo – che produce una linea anche per la grande distribuzione e, in generale, 500mila bottiglie – si ha la possibilità di assaggiare alcune tipologie, sempre a base di Malvasia, meno diffuse. Come il metodo classico, un Brut che riposa due anni sui lieviti, molto delicato, e una Malvasia sui lies, dell’annata precedente (di solito questi non sono vini longevi, in un anno e mezzo circa perdono la loro freschezza): al naso si riconosce il sentore dei lieviti lasciato dal batonnage. Per chi vuole un rosso con più corpo, in azienda è prodotto anche un Syrah.
Info: ci sono varie tipologie di visite, per durata ed eventuale accompagnamento di cibo, che si possono prenotare sul sito. La cantina è comunque aperta tutti i giorni per passaggi estemporanei.

El Rubicon

Si trova all’estremo opposto della strada che taglia La Geria, davanti a un’altra azienda molto nota e organizzata per le visite, La Geria, appunto. Anche in questo caso ci troviamo all’interno di una bella residenza tradizionale ristrutturata, che ospita anche un ristorante, ed è possibile visitare in autonomia un piccolo museo del vino.

Si possono prenotare visite, ma si può assaggiare anche da soli vari calici (un euro a bicchiere; 3,50 euro due assaggi con formaggio). E’ una soluzione che, almeno nella nostra esperienza, non ha compreso alcuna spiegazione sui vini, solo il servizio: li abbiamo degustati fuori, sui tavolini affacciati sulla strada (il lato migliore è destinato al ristorante), dove svetta il vulcano e il tramonto cala sulle distese di lava. Delle varie tipologie ho preferito la Malvasia vulcanica, Amalia, con un bel naso floreale e fruttato, ma molto noto, e pluripremiato, è il Moscato d’Alessandria.

Bodega Vulcano

E’ un’azienda giovane, nata nel 2009, ed è l’unica a trovarsi in un contesto cittadino. Siamo a Tìas, in una sala degustazione – la cantina vera e propria è proprio al piano di sotto- molto moderna, che mi ha ricordato, per quanto in piccola, quelle della California. L’accoglienza è garantita tutti i giorni e con 5 euro si possono degustare 3 vini, con un piccolo accompagnamento di cibo. Il personale è molto gentile, ma anche in questo caso non ci sono state offerte particolari spiegazioni sui vini. Ho apprezzato particolarmente il rosato- forse quello che mi ha convinto di più nei miei assaggi sull’isola -, dallo stupendo rosa brillante e piacevoli sentori di fragola. Fresco e vibrante.

Equilibrato fra morbidezza e mineralità anche il Semidulce (90% malvasia e 10% Moscato). Tutti i vini erano dell’annata 2017.

Bodega Vega de Yuco

Questa azienda merita un passaggio anche solo per la vista: si trova in posizione più sopraelevata, e panoramica, rispetto alla strada principale che attraversa La Geria e gli occhi si perdono sulla terra scura e traforata dalle vigne. Confesso che non abbiamo potuto assaggiare i vini sul posto perché colpevolmente non abbiamo avvisato prima di arrivare, ma spero che chi legge non faccia il mio stesso errore e telefoni! L’azienda infatti al momento è aperta solo fino alle 15 dal lunedì al venerdì e non ha personale sempre dedicato all’accoglienza. Comunque sia, la Malvasia vulcanica base è la mia preferita di quelle assaggiate sull’isola (curiosa la bottiglia blu), con una nota spiccatamente minerale: nel bicchiere si sente particolarmente il suolo vulcanico, con una maggiore persistenza. Anche il tinto, con il Syrah.

Queste sono le cantine che abbiamo visitato in modo più approfondito, ma per quelli che sono stati altri assaggi fatti durante la permanenza consiglio di contattare anche la Bodega Los Bermejos (bio). Un luogo ottimo per degustare (con ottime tapas di accompagnamento), sempre restando nella zona della Geria, è la bodega El Chupadero, sempre con una bellissima vista sulle alture mozzate del Timanfaya. Interessante anche la selezione alla Cantina Teguise, nell’antica capitale dell’isola e, perché no, il vino della casa del Teleclub di Haria. Questo centro sociale merita una visita a prescindere, per vedere la gente del posto che si trova a guardare la tv e giovare a carte, per la cucina tradizionale saporita, ma i vini sono stati una sorpresa. Piacevole la Malvasia e davvero sorprendente il Moscato in accompagnamento al dolce tradizionale. Delizioso.

Info. Ci sono diverse possibilità di fare degustazioni organizzate sull’isola. Ad esempio Wine Tours Lanzarote (winetourslanzarote.com) che offre varie combinazioni, a diversi prezzi, con visite in inglese.
Se poi volete saperne di più di vino di Lanzarote (ma non solo), un sito da tenere d’occhio è sicuramente Il Nomade diVino.
Per tante altre informazioni sull’isola, invece, vi rimando anche al blog di Irene.

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