Marocco
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Marocco, qualche tappa fuori dalle solite rotte

Skoura, foto di Luiz Barucke (Da Flickr, creative commons, attribution non commercial)

Foto di Luiz Barucke (Da Flickr, creative commons, attribution non commercial)

Da tempo avevo in mente di scrivere qualcosa sul Marocco. Ma ero un po’ frenata, anche solo per il fatto che ormai sono passati diversi anni dal mio primo viaggio. Poi mi sono decisa perché questo paese mi è veramente rimasto nel cuore, con i suoi colori, con il suo caldo soffocante (per tutto quello che scrivo calcolate che ci sono stata in agosto), con la socievolezza dei suoi abitanti. Con le sue città un po’ malinconiche e la sua buona cucina. Tremila chilometri in auto, con una compagnia fissa: le cime dell’Atlante sempre sullo sfondo. E infatti le tre catene montuose danno ritmo a un paese molto pianeggiante: sono il piccolo, medio e alto Atlante. Mi sono trovata ad affrontare paesaggi continuamente diversi. La Loney Planet, con cui partii, definisce un giro molto simile a quello che ho fatto io ‘odissea marocchina’. Per me è stato il paese della libertà, ma pensateci a questa definizione. Quello che vorrei fare qui è illuminare, raccontare alcune mete un po’ meno appariscenti di piazza Jemaa- el- Fna o meno imponenti dei bastioni di Essaouira o con meno storia della Medina di Fès, ma che forse svelano un lato più autentico del Marocco.

Il mio viaggio su www.scribblemaps.com

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Ifrane

Mi piace pensarla come una specie di Svizzera nordafricana. Ci si può arrivare scendendo da Fès o da un’altra delle città imperiali, Meknès. Apro una parentesi: quest’ultima è molto meno visitata delle sorelle Marrakech e Casablanca, ma ingiustamente. Più piccola e meno turistica, ha un fascino discreto e merita almeno una notte per visitare il piccolo mercato coperto o le scuderie del temibile Moulay e per prendere confidenza con il ritmo mediorentale. Diciamo pure che la gente non è assillante come nelle altre città.

Ifrane, Marocco Foto da Flickr, di Christopher Rose (creative commons, attribution non commercial)

Ifrane, Marocco
Foto da Flickr, di Christopher Rose (creative commons, attribution non commercial)

Ma torniamo a Ifrane, costruita dai francesi negli anni Trenta. Ospita un’università, una residenza reale, che si può vedere dall’esterno, ma soprattutto stupisce per un fatto: ci si trova catapultati in un paese di montagna (ecco, questo è il medio Atlante). Le case hanno uno stile completamente diverso: tetti rossi e legno e tutto è improvvisamente ordinato. E’ un po’ la Cortina del Marocco, con le piste sciistiche a un passo. A questo proposito, credo che gli impianti non siano proprio nuovissimi; ho letto che c’è un comprensorio a una ventina di chilometri dal paese, ma penso che se fossi una sciatrice sfegatata non verrei proprio qui a cercare neve.

La foresta di cedri attorno a Ifrane

La foresta di cedri attorno a Ifrane

Molto famosa è la foresta di cedri, popolata da numerose famiglie di bertucce. Si vedono facilmente, in una continua corsa fra i rami degli alberi altissimi, attirate dai cibi proposti dai bambini e dai turisti locali.

Verso Midelt
On the road

On the road

Scendere scendere. Sempre più sud. Ripensandoci oggi è stato il tema, il titolo, del mio viaggio in Marocco. Il bello è spingersi sempre più in là, verso il deserto. A volte si incontrano paesaggi lunari, in terre arroventate dal sole (sto sempre parlando di agosto, eh). A volte le uniche figure in movimento sono camion incredibilmente sovraccarichi. Ne ho anche visto uno perdere dei mobili, attenzione se vi stanno davanti! Però non fate come me, non superateli con troppa disinvoltura: la polizia si incontra spesso e la multa è un rischio concreto! Anche io sono stata bacchettata da un poliziotto reale, quindi occhio.

Un esempio tipico di camion carichi fino all'impossibile

Un esempio tipico di camion carichi fino all’impossibile

A volte i tratti in auto sono molto lunghi, e richiedono tappe di collegamento, come Midelt, che si trova praticamente al centro del paese. Sono molti gli alberghi moderni, nella prima periferia, per i gruppi, che si fermano solo a pernottare qui. Io mi sono spinta fino al piccolo centro (non particolarmente affascinante), cercando una sistemazione sul momento. Un’esperienza da provare: appena scesa dalla macchina, c’era già un certo Rachid pronto a portarmi dove volevo: anche se in realtà mi porta dove vuole lui. Il resto della storia è facilmente immaginabile. Va a finire che ci porta nell’albergo degli amici suoi (bello è un’altra cosa), poi mi aspetta e mi porta a cena a casa sua (perché il tajine di sua madre ovviamente è il migliore della città). Ultima tappa serale, da suo cugino, che guarda un po’, vende tappeti. Morale della favola, la carne d’agnello in effetti era buonissima, ho comprato gioielli berberi che conservo ancora gelosamente e scoperto tutto della simbologia berbera sui tappeti. Una delle mie serate più divertenti in Marocco.

Fra le kasbah

Il deserto, almeno per me, era la punta massima, era la meta nella meta in questo viaggio magrebino. Allora bisogna scendere, per valli e svalicare passi. Non mi soffermo sulle gole del Todra, luogo che toglie il fiato, così isolato rispetto alla strada principale, ma che mi sembra ormai sia sempre più noto ai turisti. Comunque, assieme alla tortuosa, vertiginosa, Valle del Dadès francamente credo sia une delle tappe realmente imperdibili in Marocco, dove la natura meraviglia e chiede rispetto. In queste gole di notte non c’è neanche l’energia elettrica e la mattina mandrie di capre scendono dalle montagne a cercare l’acqua.

Villaggi berberi

Villaggi berberi

Ma vale la pena scendere ancora, verso Ouarzazate, la Hollywood marocchina (nel senso che ci sono gli studi cinematografici), raggiungibile anche in aereo. Ancora una volta sono i dettagli a fare la differenza: in questo tragitto un luogo magico è Skoura (39 chilometri prima di Ouarzazate), fra suggestive kasbah e palmeti. Tramonto commovente e cielo in cui esplodono le stelle. Ne ho già scritto in questo post e non mi dilungo, passando invece al tratto successivo, quello che scende verso le dune. E’ la valle del Draa, fra oasi verdissime, villaggi berberi e antiche fortezze dal colore ferroso. Lungo la strada piena di curve vi capiterà forse di caricare più di un berbero che sta facendo l’autostop. Una buona occasione per rispolverare un po’ di francese, anche se la mia impressione è che questo popolo parli un po’ tutte le lingue.

Alba nel deserto

Alba nel deserto

In circa quattro ore si arriva fino a Zagora: qui si spalancano le porte del deserto. Moltissimi viaggiatori scelgono di visitare le dune di Merzouga, nell’est del paese. Dalle foto che ho visto mi sembra un paesaggio stupendo, ma io consiglio comunque di avventurarsi fino a qui. I berberi, gli uomini blu del deserto, organizzano dei tour in dromedario anche solo per una notte, oppure con il fuoristrada si possono visitare più oasi.

Azemmour
il Riad Azama (foto tratta da riadazama.skyrock.com)

il Riad Azama (foto tratta da riadazama.skyrock.com)

Si trova sulla costa atlantica, più a nord di Essaouira: un posto comodo per fermarsi una notte, soprattutto se il giorno dopo si deve ripartire da Casablanca. Adagiata su un fiume, Azemmour è vicina alla più famosa El-Jadida ed è praticamente sconosciuta ai turisti. Ecco perché offre uno degli spaccati più autentici del Paese, sonnolenta e racchiusa dalle sue vecchie mura. E’ certo che nella medina (nella parte nord c’è anche un quartiere ebraico) la gente vi guarderà come alieni. Un altro buon motivo per passare di qua è data dall’occasione di sostare in un riad davvero speciale. E francamente penso che una delle esperienze belle del Marocco sia anche godere di questi posti freschi, pieni di pace e di grazia, fra aranci e delicate azulejos (e a prezzi praticamente dimezzati rispetto all’Italia). Ad Azemmour questo luogo si chiama Riad Azama, un’antica residenza con soffitti intagliati e una terrazza sul tetto che offre una vista incantevole. E’ stato davvero difficile ripartire. Davvero molto. Aggiungo un’ultima cosa sull’autonoleggio. Per guidare in Marocco non è necessario avere la patente internazionale e le auto si trovano con una certa facilità. In ogni caso io mi ero affidata a un’agenzia per un pacchetto fly and drive. Una cosa è certa: prendete sempre un’auto con l’aria condizionata!

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