vie del vino, vino
Leave a comment

Le cantine di Pantelleria

Un alberello pantesco

Torno a scrivere di Pantelleria, che non solo è stato il nostro ultimo viaggio, ma anche la scoperta di un posto nuovo con tutti gli ingredienti che piacciono a me.
Facile indovinare: è un’isola sperduta, che sono riuscita a visitare in bassa stagione, è vulcanica, la terra fuma e in generale la natura non è di quelle più ospitali.  Insomma, è uno di quei luoghi, dall’Islanda alla Nuova Zelanda, in cui ci si sente un po’ gli intrusi (ma per fortuna costa meno eh). E poi, la ciliegina sulla torta: ci sono le cantine da visitare e il vino. E che vino.

Cantine di Pantelleria: Donnafugata

Cantine di Pantelleria: Donnafugata

Tutti quelli a cui ho detto che partivo per Pantelleria sono partiti in tromba con i capperi e il passito. Per fortuna non ci sono solo quelli, ma in effetti sì, si guida fra distese di vigne e piante verdissime di cappero che si trovano, oltre che nelle apposite coltivazioni, anche sui muretti a secco o sulle rocce. E poi c’è un altro mare, oltre il Mediterraneo: quelle delle viti, dei bassi alberelli che dal 2014 sono patrimonio Unesco. E’ così che nasce lo Zibibbo, a queste latitudini, che regala non solo il prezioso passito Doc, ma anche il moscato e straordinari vini bianchi secchi. Quest’uva, ci hanno spiegato, fu portata dalla vicina Africa e qui è rimasta, adattandosi perfettamente all’ambiente. Anche se prendersi cura di queste viti è tutto fuorché facile. Intanto per la siccità: negli ultimi due anni sono caduti qualcosa come 55 millimetri di pioggia.

E poi perché sono viti molto basse e la raccolta manuale è una vera fatica. In ogni punto dell’isola, inoltre, si vendemmia in un periodo diverso, a seconda della posizione: una di quelle più favorevoli è la piana di Ghirlanda, ma lungo la collina, dove non ristagna l’umidità. E poi c’è la difficoltà di tanti contadini che devono conferire le loro uve, delle cantine che devono sempre fare i conti con le spedizioni e spesso devono organizzarsi con magazzini sul continente. Insomma, è un patrimonio prezioso, ma che richiede grandi sforzi in un’isola, ci spiegano in un’azienda, in cui tante proprietà sono state vendute negli scorsi anni a forestieri. E non tutti, di fatto, curano queste terre che a volte finiscono per essere abbandonate. Archiviata la parte dei problemi, il bello è che abbiamo assaggiato ottimi prodotti e che dalle difficoltà, il vino lo ricorda spesso, escono le cose migliori.

I tipici terrazzamenti con i muretti a secco di Pantelleria

I tipici terrazzamenti con i muretti a secco di Pantelleria

Anche per questo ho scelto Pantelleria: per visitare alcune cantine e parlare con i produttori. Confesso che rischiavo di rosicare parecchio perché fine settembre è ormai (contrariamente a quanto credevo) bassa stagione e alcune aziende sono chiuse o comunque non incontrano più il pubblico. E’ stato il caso, ad esempio, delle due che forse tutti conoscono, Donnafugata e Cantine Pellegrino. In piena estate organizzano molte attività, ma nella seconda metà  di settembre (per quanto sul sito non fosse esattamente specificato) era tutto finito. Per non fare come me e scoprirlo sul posto, telefonate sempre prima. Fortunatamente non sono mancate altre possibilità e l’esperienza è stata poi bellissima e appagante. Ecco quattro indirizzi che consiglio caldamente. Vado in ordine cronologico.

Salvatore Murana
L’incontro con i vini di Salvatore Murana è avvenuto a tavola, nel grazioso dammuso che si trova a Gadir, proprio sopra il pontile da cui si accede all’acqua. L’azienda, infatti, in realtà si trova a Mueggen, ma anche nel delizioso porticciolo sul mare (subito sopra ci sono i dammusi di Giorgio Armani per dire quanto è brutto il posto) si possono degustare i vini, magari pranzando sotto il pergolato. Noi abbiamo fatto così, quindi non abbiamo, va detto, visitato la cantina.

Un calice di Gadì

Un calice di Gadì

La sbriciolata di ricotta

La sbriciolata di ricotta

Ma davanti al mare e alle rocce nere di Gadir abbiamo potuto assaggiare due vini bianchi secchi, da uve Zibibbo: il Gadì 2014, più fruttato, e il Praia 2013, un po’ più secco. In realtà entrambi hanno un naso profumatissimo e una sapidità che richiama il mare sottostante. Molto buono anche il passito Mueggen 2011, dal bellissimo color miele, che fa solo acciaio, ideale a fine pasto. Ci sono anche due tipologie barricate, il Kamma e il Martingana. Abbiamo accompagnato i vini a piatti del giorno, interamente a base di verdure prodotte in azienda: parmigiana di melanzane, sciakisciuka (tipica di Pantelleria, con zucchine, melanzane, patate, olive e, in questo caso, mandorle e uva passa. Ricorda la caponata e si mangia tiepida) e tumma, un formaggio bianco di mucca. Infine, una sbriciolata di ricotta, pasticceria secca e l’uva zibibbo portata dal titolare: ha offerto i grappoli a tutti i bagnanti, raggiunti uno a uno. Un angolo speciale.

Info: il costo del pasto, caffè compreso, è stato di 48 euro in due. Il dammuso è aperto a pranzo.

Cantina Valenza

Prendete l’idea che avete di una visita in una cantina e capovolgetela completamente. Stravolgetela. Varcate la soglia per una degustazione e invece vi trovate a chiacchierare per ore con Salvatore Valenza. Nessuna descrizione del vino: qui lo Zibibbo si beve senza tacche sulla bottiglia e lo si assaggia dalle mani del produttore. Il vino non si definisce con analisi organolettiche, ma è veicolo di incontro, racconto, senza mezze misure. Ma, attenzione, il fatto che enologi, critici o sommelier non siano esattamente i benvenuti non significa certo che qualcosa è lasciato al caso: il bianco secco 2016, aromatico e minerale, è il migliore che ho assaggiato sull’isola. E il vulcanico e loquace Valenza, che adesso lavora solo con la sua affezionata clientela in tutta Italia, sembra giunto in quella fase della vita, per dirla alla Jep Gambardella della Grande Bellezza, in cui non può più permettersi di fare cose di cui non ha voglia. Di certo, il suo vino è musica, personalità e calore umano, che scorre sul tavolo di legno del giardino in cui ci accoglie, con il cancello sempre aperto. Il giardino non è un dettaglio da poco, bellissimo, all’interno di quello che in passato è stato, pare, un monastero.


E Monastero si chiama la zona dell’isola, una caldera, ci spiega, da cui non si vede il mare ma si coglie la pace dei sensi. E’ un luogo meraviglioso, in cui le vigne si perdono a vista d’occhio e l’unico rumore è l’abbaiare dei cani. Chiacchieriamo di tutto, delle difficoltà del Paese, di alimentazione sana come valore da trasmettere ai giovani, di politica, di Patti Smith, mentre ci porta formaggio al peperoncino e patè di capperi. E’ la prima volta che lo vediamo, sembra di essere stati lì tante volte. Ce ne andiamo che è buio e  dopo avere ordinato una cassa di vino. Sperando di tornare presto.
Info: Contrada Monastero, telefono: 334 730 7887.  svalenza56@libero.it

Vinisola

Un’azienda giovane (la prima vinificazione è del 2011), ma davvero interessante. Soprattutto perché si possono assaggiare anche tipologie di vino un po’ diverse, rigorosamente da uve zibibbo.  Innovare un po’ la tradizione si può ed è bello. La cantina si trova vicino a Pantelleria città e siamo stati accolti, nonostante fossimo piombati un po’ a sorpresa, da un addetto molto disponibile e preparato. Ci ha spiegato tantissimo dell’isola e della distribuzione della terra molto frammentata: uno dei motivi è che i genitori distribuivano a ogni figlio una parte di ogni appezzamento (invece che un appezzamento ciascuno). In questo modo, anche in caso di annata negativa, almeno in un punto dell’isola sarebbe stato possibile ricavare qualcosa. Un’altra cosa che ho imparato è che di solito si vendemmia prima lo Zibibbo che si trova vicino al mare e che è quello normalmente destinato all’appassimento e alla produzione del passito. Anche in questo caso abbiamo conversato di tantissime cose e, con la scusa di parlare di vino, in realtà abbiamo conosciuto un po’ di più il micro-mondo pantesco. E una massima: più è pesante la pietra sotto le radici, migliore è l’uva.

Tutte le sfumature dello zibibbo: secco, moscato e passito

Tutte le sfumature dello zibibbo: secco, moscato e passito

Passando ai vini, la chicca della cantina si chiama Shalai, uno spumante démi sec davvero piacevole, con un netto sentore di rosmarino. C’è anche un frizzante, A mano libera, sempre da zibibbo, molto adatto ai pasti quotidiani. Ottimi anche il moscato e il passito Arbaria: in quest’ultimo il 40 per cento delle uve è sottoposto ad appassimento, poi il vino fa un anno di affinamento nel silos e altri sei mesi in bottiglia. Un’altra curiosità: A’mmare, un bianco secco 2011 ottenuto da uve surmature molto particolare, che mi ha ricordato certi vini in anfora: un esperimento riuscito bene. Una bellissima carrellata fra i colori di quest’uva che ancora una volta abbiamo assaggiato appassita. Una bella scoperta.
Info: Contrada Kazzen 11.  0923 91 20 78 e  335 60 42 155.

 Cantina Minardi

Di tutte quelle che abbiamo visitato, questa storica cantina è quella con un approccio più moderno, direi internazionale, e sicuramente più attento all’immagine. La formula che abbiamo provato noi (che comunque non è l’unica, una sera a settimana c’è anche la cena. Ripeto, telefonate sempre!) è quella dell’aperitivo del martedì: nella bella sede, dalle 18.30 alle 20.30, con dieci euro si possono degustare cinque vini con un piattino che nel nostro caso era composto da caponata, panelle arancino e formaggio.

E’ stato direttamente il produttore Minardi a illustrarci le tipologie, che poi assaggiavamo fuori in veranda. Siamo partiti dal bianco secco, il Leukos, confrontando le annate: rispetto al 2016, il 2015 era più equilibrato (anche se a me i vini un po’ sbilanciati sulle durezze piacciono) e lo stesso Minardi lo ha definito un bicchiere che “non teme nessuna portata”. Poi siamo passati a un rosso un po’ particolare, Gusiras, adatto al pesce spada: 50% Nero d’Avola siciliano e 50% Nero d’Avola pantesco, che conferisce la mineralità. Ed eccoci al passito: abbiamo provato due annate, il 2012 e il 2007, da abbinare a un sigaro o cioccolato fondente, con i suoi sentori di fichi secchi e liquerizia. Tutto molto professionale, un indirizzo davvero da non perdere sull’isola, dove si possono acquistare anche altri prodotti tipici.

I vini in degustazione alla Minardi

I vini in degustazione alla Minardi


Info: Azienda vinicola Minardi, Karuscia. Tel: 0923/911160 o  333/1386836

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *