Africa
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Viaggio in Namibia, una guida pratica

Solitaire

Dopo nove anni sono tornata in Africa. Sono tornata, da molto tempo mi chiamava, sempre nella parte australe: dopo il Sud Africa, ho aggiunto un tassello del puzzle con la Namibia. Ho ritrovato gli spazi, enormi, e i cieli, sconfinati. Quella vita scandita da albe e tramonti. Il vero dono dell’Africa sono i cieli, secondo me. E ho ritrovato anche gli animali, che sembrano sempre venire da un altro tempo, con i loro colori polverosi e le goffe andature (quando sono di buon umore). Ma la Namibia – che è uno dei Paesi meno popolati al mondo – in realtà ci ha regalato scenari che non sembrano di questa terra. Oppure sono la nostra terra nella sua faccia più vera, chissà. Non ho mai visto – neppure in Nuova Zelanda- cambiare il paesaggio tanto rapidamente. E soprattutto non l’ho mai visto così desolato, così privo di esistenza umana. Oppure a volte le tracce umane sono solo resti, relitti, ruggine. Quella della Namibia è una natura bellissima, ma anche spietata, sconcertante, sempre pronta a riprendersi tutto quanto. E sempre esplosiva nei suoi colori.

Sossusvlei

Sossusvlei, Namibia

Sono appena atterrata dopo questi dodici giorni intensi, tutti passati sulla strada. Tremila chilometri macinati, di cui gran parte su sterrati. Ed è da qui che voglio partire, da informazioni pratiche, per organizzare un viaggio che avevo sempre immaginato molto costoso e poco organizzabile in autonomia. E quindi lungamente rimandato. Invece non è proprio così, anche se, certo, quella in Namibia non sarà mai una vacanza low cost. Difficilmente, poi, si potrà improvvisare l’itinerario, a meno che non si abbia molto tempo a disposizione. Con questo post tento di dare risposte che io stessa ho cercato nella preparazione del viaggio, ma che ho fatto fatica a trovare, anche a causa di guide o un po’ datate o che non mi hanno troppo soddisfatta (Lonely Planet, mi spiace. Sei stata compagna di mille avventure, ma in questo caso si poteva fare un po’ di più). Sono stati molto utili, invece, i post di Viaggi Verde Acido e Diqua&Dilà.

Sulla strada per Sesriem

Viaggio in Namibia: sulla strada per Sesriem

Quando andare in Namibia

Non ho trovato alcuna informazione su un viaggio in Namibia fra marzo e aprile come il nostro, fondamentalmente perché è una stagione di mezzo. Noi siamo arrivati il 26 marzo e siamo ripartiti il 6 aprile e, nella parte settentrionale del Paese, aveva smesso di piovere da circa un paio di settimane. L’alta stagione, secca, vera e propria è quella che inizia a maggio e ha il suo culmine nella nostra estate. Fino a ottobre i vantaggi sono tanti: nell’Etosha National Park si avvistano più facilmente gli animali, fa meno caldo e anche le zanzare sono un pensiero in meno. D’altra parte i costi lievitano e immagino che tutti i posti più turistici siano presi d’assalto.

Le dune a Sandwich Harbour

Le dune a Sandwich Harbour, Namibia

Se consiglierei il nostro periodo intermedio? Sì. I prezzi erano sempre più bassi, in alcune destinazioni, tipo Opuwo, eravamo praticamente gli unici turisti, di notte si dorme in tenda senza gelare e francamente l’erba alta che ondeggia come un mare dentro l’Etosha è magica. Poi, ovvio, le pozze in cui si avvistano gli animali sono oggettivamente meno popolate. Ma, comunque, a noi hanno regalato un paio di rinoceronti, e non è poco (sul leone non c’è stato proprio niente da fare, amen). Capitolo zanzare. Io sono la loro vittima sacrificale preferita, dalla giungla laotiana a Marina di Ravenna sono letteralmente assaltata: visto che qualcuna ne ho incontrata, ho scelto di fare la profilassi antimalarica con il Malarone, decidendo sul posto. Ci siamo quasi avvelenati con lo spray, la vera arma fondamentale in questi casi, ma siamo vivi per raccontarlo, dai.

Quanto costa andare in Namibia?

Non è per forza un viaggio da nababbi, ma è meglio fare esempi, sempre partendo dal presupposto che ci siamo organizzati autonomamente e immagino che i viaggi in gruppi organizzati con autista costino di più. Il nostro volo, acquistato un mese prima della partenza, è costato circa 850 euro a testa. Avevamo trovato una combinazione a 200 euro di meno con Ethiopian Airlines, passando per Roma e Addis Abeba, ma è stato simpaticamente cancellato qualche giorno dopo la prenotazione. E così abbiamo ripiegato su Lufthansa (sempre ottima) in combo con South African Airlines: l’itinerario da Bologna è degno di un flipper visto che si deve salire a Francoforte per poi andare comodi comodi a Johannesburg, per poi atterrare a Windhoeck, la capitale namibiana. Però sono stati buoni voli, concentrati di notte e senza lo stordimento da jet lag. E visto che io sono della scuola basta che l’aereo stia dritto e voli e va bene tutto, siamo a posto così.

Il viaggio in Namibia in auto

La cifra più consistente è l’auto, nel nostro caso 1000 euro per 11 giorni (assicurazione totale compresa e con due guidatori). E, a detta di altri viaggiatori incontrati lungo la strada, è stato un ottimo prezzo, anche perché parliamo di un fuoristrada accessoriato per il campeggio, compresi cuscini e sacchi a pelo, con la tenda montata sul tetto. Dopo molte ricerche, abbiamo prenotato circa due settimane in anticipo con Aloe, che fornisce anche i trasferimenti gratuiti in aereoporto all’andata e al ritorno. Fortunatamente non abbiamo dovuto testare l’assistenza, ma per la nostra esperienza ci siamo trovati bene.

Il nostro fuoristrada

Viaggio in Namibia in auto: il nostro fuoristrada

Sul capitolo pernottamenti si gioca la vera differenza di budget possibili. Noi abbiamo alternato le sistemazioni: tre notti le abbiamo passate in tenda, tre in pensione/guesthouse e cinque in lodge. Tornando indietro, avrei fatto una notte in più in campeggio nell’Etosha, calando un lodge, ma non è che prima si può proprio prevedere tutto. Tradotto: se le notti in tenda costavano meno di trenta euro in due con tanto di auto, quelle in lodge possono arrivare a 200 euro a notte (sempre in due, con colazione). Ci sono lodge da 400 euro a notte e oltre, ma quelli non li abbiamo neanche guardati per non farci del male).

Le pensioni si aggirano fra i 50/7o euro a notte per una doppia, con colazione. Spesso, visto che parliamo di posti in luoghi isolati, nello stesso complesso ci sono sia lodge che campeggi e si può sia cucinare da sé che cenare al ristorante con formula a buffet (tempi duri per i vegetariani). Basta guardare prima quando si prenota, ma quasi sempre abbiamo trovato cucine o griglie. L’importante, in realtà, è proprio prenotare, per trovare i posti più adatti alle proprie esigenze e non essere ‘pelati’.
Ultima cosa. Proprio questa varietà di sistemazioni rende il viaggio adatto anche alle famiglie e ai bambini, infatti ne abbiamo visto parecchi tuffarsi nelle piscine di lodge e campeggi (e raccontare del magnifico avvistamento del leone appena fatto, che rosicata).

L’itinerario in Namibia

Il nostro viaggio in Namibia è durato dieci giorni completi, tredici totali comprendendo anche i voli. Più giorni sono sempre meglio, ma in questo periodo siamo riusciti a vedere comunque moltissimo. Mi sono accorta solo mentre eravamo là che era l’itinerario era organizzato come in quattro temi.
Il deserto. Il primo giorno siamo riusciti solo a ritirare la macchina (serve almeno un’ora per le spiegazioni di tutte le parti, compreso come sgonfiare le gomme per guidare sulle piste di sabbia e come cambiare una ruota), comprare provviste al supermercato e cenare in una capitale quasi deserta di domenica sera. Poi ci siamo diretti a Sud, passando per il Kalahari, arrivando fino a Sesriem, la porta per l’incantevole Sossusvlei, le dune color salmone e il pan, il lago effimero con i suoi alberi contorti e spettrali.

Solitaire

Solitaire, Namibia

La costa. Da qui siamo risaliti fino a Swakopmund, cittadina coloniale tedesca, in cui ci si imbarca fra foche e pellicani e ci si affida alla grazia divina mentre le jeep sgommano su dune altissime a strapiombo sull’oceano. Visto che le condizioni meteo lo permettevano (ma d’inverno è più difficile per la nebbia), dopo essere passati per la colonia di otarie a Cape Cross, abbiamo pure percorso la parte di Skeleton Coast fino a Torra Bay, fra relitti, una strada salina e tanto deserto. Sono quasi 200 chilometri in solitudine, ma fattibili con un buon fuoristrada.

Skeleton Coast

Skeleton Coast

L’incontro con le popolazioni. Quella fra Damaraland e Kaokoland  è stata la parte in cui abbiamo scoperto qualcosa di più della vasta diversità etnica e tribale della Namibia, rimasta in secondo piano fin qui. A Twyfelfontein abbiamo visto l’incredibile arte rupestre di questo patrimonio Unesco, ascoltato gli schiocchi con la lingua degli abitanti, dato un passaggio a una signora che doveva recarsi in ospedale a Khorixas, dove abbiamo assistito a un anniversario di matrimonio. A Opuwo, invece, abbiamo visitato con un ragazzo del posto un villaggio Himba, una delle etnie che vive ancora in modo tradizionale. E’ stata un’esperienza un po’ sconcertante, forse, ma fondamentale per capire un po’ di più il Paese.

Safari e dintorni. La nostra parte conclusiva è stata l’Etosha National Park, una delle mete più classiche. Consiglio di calarsi almeno due giorni nel mondo selvaggio del parco, in cui si può guidare in autonomia, a patto di non scendere mai dall’auto. Anche perché, posso testimoniarlo, quando ti attraversa la strada un elefante un po’ di strizza sale. In alternativa si può prendere parte ai game drive organizzati dai lodge all’alba e al tramonto. E’ un viaggio ancora diverso, fatto di ore di pazienza, di attesa nel cercare giraffe e felini, di sveglie alle 5, ma che riconcilia con una parte molto profonda di noi stessi. Almeno per me è stato così.

Perché andare in Namibia

Il Paese è bellissimo, l’Africa è bellissima e, secondo la mia amica Elena (una vita insieme e una comune passione per Karen Blixen, non me ne voglia Paul Theroux), andarci è come tornare a casa. Non lo so se è proprio così, ma certo si respira qualcosa di antico, di magico, di primordiale. Comunque sia, la Namibia è una meta fattibile per tutti, dipende solo dalle motivazioni. E’ un viaggio in cui si possono trascorrere quasi intere giornate in auto, spesso su strade sterrate. E’ un viaggio in cui non si incontrano esseri umani per ore e chilometri e ci si cala completamente nella natura, affidandosi alla fortuna di non forare o danneggiare la macchina.

Viaggio in Namibia: Sossusvlei

Viaggio in Namibia: Sossusvlei

Un passo verso Sesriem

Un passo verso Sesriem

E’ un viaggio che va un po’ studiato, meditato, che difficilmente si improvvisa perché le tappe, anche di 350 chilometri alla volta, vanno organizzate per guidare finché c’è luce (dal tramonto all’alba non si è coperti da assicurazione) e a velocità sempre limitate. E’ un’Africa per tutti, ma che, come tutti i tesori, va conquistata.

Appendice pernottamenti

Di solito non faccio questi elenchi, ma uno dei temi da sciogliere spesso è stato come scegliere i pernottamenti prima, a scatola chiusa. Alcuni erano molto più cari rispetto al nostro normale budget e ci chiedevamo se ne valesse la pena. Un’altra incognita era quanto fossero spartani i campeggi. Ecco qui alcuni posti che consiglio totalmente.

Windhoeck. Guesthouse Tamboti. Bella la posizione sulla collina, super la colazione. Per il resto la stanza è essenziale, ma pulita ed è sempre disponibile un tassista che vi porti in centro. Per una notte abbiamo speso 60 euro, non male in una delle città più costose dell’Africa.

Sesriem. Il mio posto del cuore, il Quiver Desert Camp, perfettamente inserito nel deserto che lo circonda. E’ un’ottima via di mezzo fra lo spartano e il lusso e la piscina è un sogno. Si può sia cenare nel ristorante di un lodge vicino, che cucinare nella verandina davanti alla propria casetta, sotto un incantevole cielo stellato.

Il Quiver Desert Camp

Il Quiver Desert Camp

Twyfelfontein. Il Twyfelfontein Country Lodge quasi non si vede, mimetizzato fra le rocce rosse della zona. E’ un posto bellissimo, con una stupenda terrazza panoramica e incisioni rupestri ‘private’. Lodge caldissimi di notte, ma essendo nel deserto con riserve energetiche limitate, alla fine ho apprezzato che non ci fosse l’aria condizionata.

Opuwo. L’Abba Guesthouse è una delle poche soluzioni intermedie di questa bizzarra città, l’ultimo approdo dell’asfalto nel Nord del Paese. Si trova dietro una scuola e l’incasso sostiene progetti per i bambini. Semplice e pulita, molto frequentata dai namibiani: un buon indirizzo senza pretese.

Etosha National Park. Se avete la possibilità di vedere anche la parte ovest del parco, più montagnosa, il Dolomite Camp è un insieme di lodge tendati straordinario. La vista dall’alto è splendida, organizza game drive da 500 dollari namibiani (circa 40 euro), cena nella media. Per chi preferisce il campeggio, consiglio l’Olifantsrus, con un stupendo appostamento sulla pozza, e l’Okaukuejo, fra i più gettonati per la sua pozza (ma un po’ troppo caro, meglio puntare sulla tenda qui che sul lodge secondo me). Se non potete alloggiare dentro il parco, fatevi un regalo all’Etosha Safari Lodge (catena Gondwana): è caro, ma la terrazza panoramica merita la sosta.

Gli altri post sulla Namibia

  1. Viaggio in Namibia, guida pratica
  2. Twyfelfontein, nel rosso della Namibia
  3. Solitaire, nel deserto della Namibia

3 Comments

  1. Pingback: A Twyfelfontein, nel rosso della Namibia - Persorsi

  2. Ciao,
    ho trovsato questo post passando da quelli scritti dal tuo compagno di viaggio, Patrick, che seguo da tanto tempo.

    Fra un mesetto partirò anche io per questa terra lontana e affascinante e sto raccogliendo le ultime informazioni pratiche e i consigli più di buon senso.

    Ho trovato questo articolo, come quelli di Orizzonti, davvero utile.

    Le foto sono bellissime…

    Non vedo l’ora di essere lì!

    Elena

  3. Pingback: Solitaire, nel deserto della Namibia - Persorsi

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