Nuova Zelanda
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Mini-guida alla cucina della Nuova Zelanda

Il Nins Bin, Kaikoura (Nuova Zelanda)

Il tempo passa e la nostalgia della Nuova Zelanda punge sempre un po’ di più. Dopo avere raccontato le città e i miei luoghi preferiti, proseguo con la cucina. Punto per altro controverso, visto che in Internet mi sono imbattuta in giudizi anche molto negativi. Io in realtà sono rimasta soddisfatta (anche se la leggerezza non è sempre di casa), soprattutto per un motivo: si vede che c’è voglia di sperimentare e migliorare la tradizione britannica, che per altro si ritrova nella cucina maori, come mi hanno confermato alcune persone che si sono trasferite laggiù dall’Europa. E poi è molto importante la contaminazione con i piatti asiatici, per non parlare dell’attenzione alle allergie alimentari o al mondo dei vegani: insomma, è difficile non trovare qualcosa che piaccia. Con una nota dolente: il cibo buono in questo paese costa. Nel senso che è dura mangiare a meno di 40 dollari in due, a volte anche solo con un piatto e un calice di vino. Insomma, si deve mettere in conto se si viaggia dovendo mangiare sempre fuori.

Ma quindi, che si mangia in Nuova Zelanda?

Le porzioni sono sempre generose. Qui siamo a Hobbiton, grazie Patrick per avere fatto da modello

Le porzioni sono sempre generose. Qui siamo a Hobbiton, grazie Patrick per avere fatto da modello

La colazione

E’ uno dei pasti principali da queste parti e davvero non si scherza con le quantità.  A farla da padrone, almeno nei menù dei locali e nelle guesthouse in cui abbiamo dormito, sono le uova. Sono cucinate in tutti i modi: spesso alla Benedict o strapazzate. Ovviamente non mancano i pancakes, quasi sempre preparati con bacon e banana caramellata. Sì, avete letto bene. Un po’ dolce, un po’ salato. Al terzo giorno di fila sentirete il forte bisogno di darci un taglio, ma sono ottimi. Mi sono imbattuta spesso anche nel french toast (sempre col bacon): buonissimo, ma anche in questo caso con il fritto mattutino io dopo un po’ alzo bandiera bianca. Per fortuna ho spesso trovato anche yogurt e muesli.

Nelle guesthouse questi appena elencati erano ‘solo’ i piatti principali. Attorno a noi, su tavole imbandite, c’era poi un corollario di muffin, frutta fresca o cotta nelle spezie e marmellate varie con riccioli di burro (quello neozelandese è famoso) e pane caldo. Insomma, si siamo spesso alzati da tavola giurando di non volere mangiare mai più (promessa non mantenuta, figurati).
Qualche indirizzo.

Ad Auckland è bello iniziare la giornata da Federal  & Wolfe. Il locale è informale, ma un po’ hipster, il menù è scritto direttamente sui tavoli e nell’aria regna il profumo di caffè. Un buon motivo per venire è per vedere la gente del posto chiacchierare o leggere un giornale prima di andare al lavoro. Fantastico l’uovo alla Benedict (circa 18 euro).

Il french toast con rabarbaro, cocco e fiori di Federal & Wolfe

Il french toast con rabarbaro, cocco e fiori di Federal & Wolfe

Come guesthouse suggerisco la Cobden Garden Homestay a Napier. Non solo perché sembra davvero di essere rimasti agli anni Trenta, ma anche perché la padrona di casa si muove come una vera maga della cucina mentre il marito chiacchiera ravvivando legna nel camino (tutto quello che scrivo in questo post vale per l’inverno eh). La miglior colazione in tutta la mia Nuova Zelanda. E, francamente, l’immagine di Philip e Ryama che ci salutano dalla macchina augurandoci ogni bene non me la scorderò.

la cucina della Nuova Zelanda: super colazione a Napier

La tavola imbandita a Napier

Pranzo in un’azienda vinicola

Anche per chi non è fissato come me per il mondo enologico, difficilmente in Nuova Zelanda non passerà per una zona vinicola. E quello che ho visto nelle aziende è spesso straordinario: le tenute sembrano case da rivista, il vino è quasi sempre di altissimo livello e la ricettività è ottima, professionale e informale allo stesso tempo. In molte, poi, ho trovato i ristoranti migliori per pranzare e a prezzi un po’ di tutti i tipi (ovvio, economicissimi mai). E’ forse uno degli aspetti che più mi ha colpito in queste cantine, soprattutto rispetto alle nostre in Italia: il cibo e il vino sono legati strettamente e si valorizzano l’un l’altro. Per quanto riguarda il menù, una costante è stata la zuppa del giorno e pane fatto in casa da accompagnare a pepe e olio extravergine d’oliva (scoperta recente, ma molto valorizzata). Ecco un paio di indirizzi.

Isola del Nord- Hawke’s Bay. Black Barn Estate

Ci siamo arrivati di domenica, un po’ per il rotto della cuffia per l’orario, ma per fortuna siamo riusciti a provare questo ottimo ristorante della tenuta, vicino a Havelock North. Qui ho capito quanto la contaminazione con i sapori asiatici dia risultati eccezionali: il mio salmone con funghi shiitake, crème fraiche ed edamame faceva venire le lacrime agli occhi (come la vista sui vigneti, ognuno si emoziona come può). Ottimi ed elaborati pure e i dolci. Simpatica la degustazione dei vini e la visita nel bel negozio di artigianato e design per la casa.

Colori alla cantina Black Barn

Colori alla cantina Black Barn

Il salmone (crudo) strepitoso, da Black Barn

Il salmone (crudo) strepitoso, da Black Barn

Isola del Sud- Marlborough. Wairau River Wines
Uno stile diverso questa volta, in un locale bello, ma più informale. In questo caso abbiamo mangiato su tavoli di legno, sempre a fianco a stupende vetrate. Abbiamo ordinato la zuppa di cozze (chowder), favolosa con panna, scorza di limone, dragoncello, erba cipollina e perfetta con il Sauvignon blanc della casa.

Pranzo con vista (e in Nuova Zelanda la vista è davvero spettacolare)

Il mio pranzo preferito dall’altra parte del mondo (se amate il pesce) è stato comunque molto diverso da quelli descritti finora. Siamo nell’Isola del Sud, nella East-coast, sulla strada panoramica che porta a Kaikoura, tappa obbligata per il whale watching. Qualche chilometro dopo avere lasciato il paese, sulla vostra destra troverete una roulotte dove viene cucinato l’astice. Non solo vi costerà molto meno rispetto a quello mangiato in ‘città’, ma gustare il povero crostaceo (che avrete scelto voi in base al peso) davanti all’oceano è stato incredibile. Inoltre con 20 dollari si possono anche aggiungere le buonissime cozze ‘giganti’ cotte nel vino bianco. Sui tavoli di legno bisogna sgomitare con i gabbiani imbizzarriti, ma ne vale la pena.

Ed ecco l'aragosta

Ed ecco l’aragosta

Tutt’altro sfondo, invece, sul lago Tekapo  all’Astro Cafè, bar che sembra un container se non fosse che le pareti sono vetrate. E c’è un motivo: la vista si perde a 360 gradi su colline lunari e il lago dall’acqua incredibilmente azzurra, quasi lattiginosa. Ma con i colori la natura in questo paese sembra sempre esagerare per stupire. Anche il cibo non è male: si vai dai panini alle fette di torta (come quella qua sotto). Ottima pausa anche solo per uno spuntino, ma che vento!

Ultimo saluto alla #nuovazelanda #newzealand #laketekapo

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Sempre come opzione pranzo, ovviamente non mancano i panini comprati per strada oppure le pie, pasticci di carne (spesso agnello) avvolti da pasta sfoglia che ricordano moltissimo quelli inglesi. Sono normalmente accompagnati da un purè di patate o zucca: sono ottimi per risparmiare un po’ e ben difficilmente dopo avrete ancora fame. I miei preferiti li ho mangiati a Murchison, paesino dallo spirito western della West Coast, al River Cafè. Per due porzioni di lamb shank pie, una fetta di torta salata, bibita e caffè abbiamo speso 36 dollari neozelandesi.

Se capitate d’inverno, poi, un panino fuori dal comune è quello con i bianchetti. Siamo sempre nella West Coast, dove impazziscono per questi pescetti (whitebait) e in stagione li servono dappertutto e a caro prezzo. Abbiamo trovato persino articoli sui giornali sull’inizio della pesca. Ma un sandwich con frittata di bianchetti in un bar di Hokitika costa pochi dollari.

La frittata di bianchetti

La frittata di bianchetti

La cena

Nel corso di quasi tre settimane in Nuova Zelanda abbiamo provato posti molto diversi, dall’etnico (giapponese, brasiliano e indiano, tutti ottimi), all’hamburger in luoghi dimenticati da Dio, alle zuppe liofilizzate in rifugio. Non ci siamo fatti mancare neanche la pizzeria italiana, a Te Anau: da Toni era l’unico posto aperto dopo le 21 e francamente l’unico difetto era il prezzo, più alto rispetto alla nostra media. Ma qui stiamo parlando di sapori neozelandesi e in generale tutti i ristoranti propongono pane e burro all’aglio, una zuppa del giorno, o di pesce o di legumi. Tanta anche la carne, dall’agnello al manzo (ma anche coniglio e anatra), spesso accompagnata da patate schiacciate o zucca. Nelle città ho trovato quasi sempre cozze o ostriche, di cui i local vanno molto fieri. E tanto fish and chips.

Pesce fritto da The crab shack (e dietro una zuppa di vongole), a Wellington

Pesce fritto da The crab shack (e dietro una zuppa di vongole), a Wellington

Franz Josef
In giorni di atmosfera cupa come quelli che abbiamo trovato nella zona del ghiacciaio l’Alice May è stato il rifugio ideale: caldo e simpatico. La donna che ha dato il nome al locale ha una storia speciale, a voi scoprirla sul posto. Abbiamo mangiato carne buonissima e il personale è davvero gentile: ci hanno portato il vino sbagliato, noi non  abbiamo protestato e loro, quando se ne sono accorti, ci hanno regalato una bottiglia. I neozelandesi sono così.

Citando la Routard, ecco lo speciale colpo di testa. Si chiama Ortega Fish e siamo a Wellington, la città più radical chic (vince facile), nonché capitale, della Nuova Zelanda. Questo locale è piuttosto piccolo, caldo, con luci basse. Il personale era un po’ più freddo del solito, ma c’è da dire che ci ho messo un sacco a ordinare e ho fatto diventare matto il ragazzo ai tavoli. E’ che era dura scegliere. Ora posso dire che è favoloso il ceviche di scampi, con avocado, coriandolo e lemongrass, davvero fresco e delicato. E poi i dolci; la crèpe all’arancia è stratosferica. Allora, festeggiavamo il compleanno di Patrick e ho voluto fare la splendida, ma occhio che sono partiti 170 dollari.

Finisco da dove sono partita, da Auckland. Cito un altro posto per amanti del pesce (ma ci sono anche gli hamburger), del resto la Nuova Zelanda è pur sempre un insieme di isole e la materia prima non manca. Allo Snapdragon ci troviamo al porto, in uni di quei locali hipster che mi piacciono tanto: pieno di legno, vinili e piante insomma. Siamo venuti per la nostra cena in questo paese fantastico, quindi difficile scordarla. Noi ci siamo lanciati sulle ostriche (costano molto meno che in Italia) e sul pesce con una specie di cous cous. Bella atmosfera e pochi turisti, ottima scelta.

Ostriche in Nuova Zelanda

Ostriche!

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