Asia, Laos, viaggi
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Prime impressioni sul Laos

Luang Prabang

Luang Prabang fra sogno e realtà (foto di Persorsi, 2014)

Ero partita per il Laos rimuginando su cosa volesse dire Tiziano Terzani (nel libro ‘Un indovino mi disse’) quando scriveva che questo Paese era “uno stato mentale”. Tornata da quindici giorni davvero intensi di Asia profonda, credo di avere capito un po’ di più l’essenza di questa frase. Ma certe riflessioni sui luoghi e sulla gente richiedono il loro tempo prima di uscire. Vanno un po’ covate, cosa perfetta in queste serate bigie di Pianura Padana che così tanto stonano con i colori cangianti di Bangkok e con le vesti arancioni dei monaci di Luang Prabang. Ma qualcosa, intanto, del Laos la posso iniziare a dire.

Villaggio in Laos

Non si può andare in Laos senza visitare i numerosissimi (e diversissimi) villaggi tribali (foto di Persorsi, 2014)

Perché andare in Laos

Ce l’hanno chiesto tutti, appena messo piede là. E se a casa mi sento a disagio con amici e parenti “perché sono sempre via”, ecco, in Asia, un viaggio di sole due settimane fa strabuzzare gli occhi agli altri viaggiatori. Ma in molti erano anche stupiti del fatto che avessimo scelto questa sola meta, invece che spostarci qua e là zigzagando sui confini vietnamiti o cambogiani. Così vicini e comunicanti (oggi), ma tutte porte per Paesi in realtà dall’anima molto diversa. Com’è l’anima del Laos? E’ fatta di semplicità, di colori, di contrasti. Fra le palafitte di legno, fra i rifiuti e gli animali che razzolano in libertà a pochi centimetri dai bambini, danzano farfalle. Di tutti i colori e forme, sprigionano un incantesimo in luoghi in cui dove la modernità sembra essere passata solo sottoforma di cartacce. Il Laos è un piatto francese raffinato, che un ingrediente locale rende più esotico, che si mangia a pochi metri  da una poco raccomandabile bancarella di street food. L’anima del Paese è nello scorrere lento dei suoi fiumi, tanto più rassicuranti dei pullman che fanno paura. Sai com’è, manca l’asfalto sulla strada. E’ il contrasto fra il passo senza peso dei monaci buddisti e il ruvido bastone dello sciamano, fuori dalla porta di una casa visitata dalla malaria. E’ la bellezza delle case coloniali inondate dal profumo del frangipane che stride con le anonime città informi dove tutto sembra essere un po’ lasciato al caso. E’ questo lo stato mentale? Mi piace rispondere con un detto coloniale: “I vietnamiti piantano il riso, i cambogiani lo guardano crescere, i laotiani ascoltano il riso che cresce”. Per i francesi non era proprio un complimento, ma per me assolutamente sì.

La vita sul fiume, in Laos

Scoprire la vita che brulica sul fiume è l’esperienza più emozionante del Laos (foto di Persorsi, 2014)

Farfalle in Laos

Farfalle in Laos

Cosa c’è in Laos

Ovvio, in sole due settimane, la mia è un’impressione generale. Ma credo che il percorso scelto sia stata una buona sintesi fra la bolla d’incanto di Luang Prabang e una natura sconvolgente. Arrivati da Bangkok, siamo partiti dalla stupenda città Unesco per poi proseguire verso nord sul fiume. Non si può visitare il Laos senza fare un po’ di navigazione. Moltissimi scelgono il giro classico sul Mekong: dal confine thailandese fino a Luang Prabang per un totale di due giorni sul fiume (con tappa notturna a Pakbeng). All’inizio volevamo fare così anche noi, ma post e commenti molto discordanti (barche piene di turisti, paesaggio monotono e una diga cinese che sul finale interrompe la navigazione, solo per citarne alcuni) ci hanno fatto cambiare idea. Ora, io credo che se si ha paura di annoiarsi per qualche giorno passato a guardare lo scorrere dell’acqua e la vita lungo il fiume, non credo che il Laos sia il paese ideale da visitare. E così, abbiamo puntato sul Nam Ou, l’altro grande fiume del Nord del Paese, ancora navigabile all’inizio della stagione secca (per i laotiani inizia già ad ottobre). L’esperienza è stata entusiasmante: con i nostri compagni di avventura di Green Discovery siamo arrivati in barca fino alla fricchettonissima Muang Ngoi Neua, raggiungibile sono in barca, e poi a Muang Kua, cittadina a un passo dal confine cinese dove provare il brivido su un lungo ponte sospeso. E poi su fino a Luang Namtha, anonima cittadina circondata da montagne e riserve naturali: è il punto di partenza dei trekking fra giungla e villaggi rurali. Dopo due giorni passati in questa specie di bosco al quadrato che è la foresta pluviale, non potevamo farci mancare il bus notturno per tornare a Luang Prabang (praticamente otto ore passate dentro uno shaker) e poi un volo di 45 minuti per la capitale Vientiane. Ed ecco qui il ritorno al traffico e ai tuk tuk. Ma dove è bello ritrovare l’immenso Mekong, che avevamo salutato centinaia di chilometri più a Nord.

Luang Namtha

Le montagne al tramonto che, come le risaie, circondano Luang Namtha

Il frangipane è un simbolo del Laos

Il frangipane è un simbolo del Laos

Laos: due informazioni pratiche, due.

Per vivere al meglio (e senza troppi giorni davanti) queste esperienze, la giungla e la navigazione, ci siamo appoggiati a un’agenzia del posto: la Green Discovery. E’ una delle tante che sono fiorite in questi anni in Laos dove, nonostante l’arretratezza del paese, il turismo sostenibile ed ecologico (e l’unico secondo me con un futuro) è davvero in espansione. Cito questa perché ci siamo trovati bene: è un consiglio utile anche per sostenere economicamente i villaggi.

I voli interni. Io, è noto, ho paura di volare e temevo davvero di trovarmi inscatolata in vecchi mezzi stile guerra fredda. Non so se sono stata fortunata, ma gli aerei erano tutti modernissimi ed efficienti. Mi sento di consigliarli rispetto al trasporto su strada. Qualche botta di conti: il Luang Prabang- Vientiane, acquistato tre giorni prima, è costato 86 dollari. Il volo da Vientiane a Bangkok, con la Bangkok Airlines, invece, sempre acquistato sul posto a pochissimi giorni di distanza, è costato 97 euro. Non è la formula più economica, ma permette davvero di risparmiare tempo.

13 Comments

  1. Dopo aver visto Thailandia e Myanmar capisco benissimo ciò che hai scritto in questo post. Il Sud Est Asiatico in generale è uno stato mentale 🙂

  2. Pingback: Cityontravel | Prime impressioni sul Laos - Cityontravel

  3. Hai ragione quando dici che si può capire un po’ di più di un luogo ma le riflessioni arrivano piano piano in un secondo momento. Hai descritto molto bene la sensazione del Laos, e la sua anima “lenta”. Bellissimo viaggio!

    ps. avevo già commentato ma non credo sia mai arrivato.. spero ora riesca! ^.^

  4. Pingback: Navigare sul Nam Ou | orizzonti

  5. Pingback: Un anno di viaggi: il mio 2014 |

    • Ciao Federica, grazie mille per avere letto e per il tuo commento. Sono sicura che il Laos ti piacerà, con il suo ritmo lento e la semplicità delle persone. Buon viaggio! Ti seguirò sul tuo blog allora!

  6. Pingback: Cinque posti che amo dell'Asia - Persorsi

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