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Sorsi di Borgogna: istruzioni per l’uso

Roche de Solutré
Sulla strada dei Grand Cru

Sulla strada dei Grand Cru

“Allora, cosa ne pensate? Riuscite a sentire la differenza fra diversi terroir?”. L’invito, pronunciato in un sinuoso francese, è rivolto a due tedeschi intenti a degustare alcuni rossi e che lasceranno il castello di Prémeaux con due casse di bottiglie. Noi siamo lì a emozionarci col naso dentro a un premier cru, ma ne compriamo solo una bottiglia, che dovremo fare riposare qualche anno in cantina per lasciare al vino il tempo di raccontare qualcosa in più di sé. Ma questa è la lezione della Borgogna. La pazienza e l’attesa, perché le cose fatte bene richiedono il loro tempo. Così come, allo scorrere del tempo, resistono miracolosamente castelli e abbazie, che punteggiano la collina coperta di vigne. La pazienza, se si vuole viaggiare in autonomia, serve anche nella preparazione del viaggio, visto che non sono tanti i siti in italiano che forniscono un’idea precisa di come muoversi sul posto. In questo post voglio raccontare, ancora prima delle cantine che ho visitato, cosa si cerca e cosa si beve in Borgogna (mi scuso con gli esperti per il linguaggio un po’ molto semplificato usato dalla sottoscritta, ma così ci capiamo tutti). Ecco qualche dritta, insomma, su aspetti che, nonostante abbia studiato parecchie pagine sulla regione per il mio esame da sommelier, ho capito davvero solo esplorando questo verde angolo di Francia.

Ma che cos’è sta storia del terroir

Quando mi dicevano che in Francia non gliene frega nessuno del vitigno, ma quello che conta è il terroir non era davvero così chiaro. Il punto è che qui in Borgogna il vino porta il nome del territorio. Nel senso che se la vigna (il climat) si trova sulla collina Saint-Véran, ecco quel vino si chiama direttamente Saint-Véran. Che il vitigno sia un Pinot Nero o uno Chardonnay è successivo: la bottiglia individua un preciso fazzoletto di territorio. Secondo punto di tutta la faccenda è che ogni collina, con il suo speciale orientamento al sole o con la sua peculiare composizione del terreno, dà un risultato unico e inimitabile. L’unione di questi aspetti è quel terroir che i produttori introducono sempre prima di ogni degustazione. Ed è proprio quello che ci beviamo.

Roche de Solutré

La roccia di Solutrè, che dà il nome a un vino bianco a base Chardonnay

Che vini si bevono in Borgogna

I vini sono prodotti in zone contraddistinte da vitigni precisi. Sono tutti molto diversi da loro. Al sud, venendo da Lione, c’è il Beaujolais. Qui si beve il Beaujolais nouveau, un vino che assomiglia molto (nel processo di vinificazione) al nostro Novello. Per chi snobbasse questo genere, pare che molti giovani produttori però stiano partendo proprio da questa zona visti i prezzi inferiori dei terreni. Si prospetta, forse, un crescente interesse. Salendo ancora un po’ si arriva nel Mâconnais. Siamo fondamentalmente nella roccaforte dei bianchi, in primis il profumato Poully-Fussè: in altri termini un ottimo Chardonnay. In verità abbiamo provato anche qualche rosso a base Gamay. Non male. Salendo si arriva nel paradiso della vite: la Côte d’Or. A sud, vincono ancora i bianchi nella zona attorno alla graziosa cittadina di Beaune. Stiamo sempre parlando di Chardonnay, o eventualmente di Aligotè: un’uva che regala una buona dose di acidità, ottima anche come base per i Crémant (gli spumanti metodo classico prodotti fuori dalla regione Champagne). Salendo ancora verso Digione, ci si inoltra nel panorama vitato della Côte de Nuits, empireo dei rossi, dei cru, prodotti col capriccioso Pinot Nero. Vini che nella loro versione più raffinata (Grand cru e premier cru, di solito in corrispondenza di vigne particolarmente antiche su terreni vocatissimi) fanno viaggiare la fantasia fra boschi e frutteti profumati, o in un caravanserraglio ricco di spezie. Infine, salendo ancora, ma verso Ovest, nella Yonne tornano in auge i bianchi a base Chardonnay: la star in questo caso è lo Chablis. Ovviamente i prezzi cambiano notevolmente: se per un ottimo crémant bastano 8 euro, un premier cru può costarne alcune centinaia.

Una mosca bianca: un rosso nel Maconnais

Una mosca bianca: un rosso nel Maconnais

Come visitare le cantine in Borgogna

Il quadro è variegato. Un buon punto di partenza sono i numerosi uffici del turismo che si trovano nelle città attraversate dalle diverse vie del vino. Tante le aziende segnalate in numerose brochure disponibili nei punti informativi di Mâcon, Beaune e Nuit St. George. Sempre qui si trovano anche gli itinerari per esplorare la zona in bici o, perché no, in mongolfiera. In linea di massima, per essere certi di incontrare il produttore, conviene scrivere prima una mail per un appuntamento. Il periodo precedente la vendemmia (che inizia grosso modo il 15 settembre) si è rivelato utile perché poi molti non danno più disponibilità. Ovvio è che erano tutti molto indaffarati o in fase di preparazione della cantina. Sistema numero due: presentarsi nei diversi clos, chateaux (le grandi tenute storiche), cantine sociali o domaine (aziende) negli orari indicati e chiedere di fare una degustazione. Il giro in cantina non è garantito, ma si possono incontrare comunque persone e vignerons molto disponibili. Altro sistema, ancora più semplice, ma non necessariamente economico: partecipare a tour organizzati. Ce ne sono moltissimi, della durata di una giornata o anche solo di una manciata di ore con prezzi che oscillano dai 60 euro ai 200. Molti che ho visto su internet partivano da Beaune e prevedono il trasporto in fuoristrada, qualche degustazione in vigna ed, eventualmente, anche il pranzo. Ecco un paio di indirizzi: Burgundy Discovery (che mi pare quello meglio recensito) o Vineatours. Ci sono poi delle tenute speciali, che si visitano come musei (e i prezzi dei vini non sono per tutti): come lo Chateau de Vougeot, storico castello abitato da monaci che oggi appartiene alla Confraternita del Tastevin, o la tenuta dei Romanée Conti.

Lo Chardonnay bevuto a Azé è tutta un'altra cosa
Lo Chardonnay bevuto a Azé è tutta un’altra cosa

Come spostarsi in Borgogna

Per un tour enogastronomico come questo io consiglio vivamente di muoversi con l’auto. Il viaggio dall’Italia (nel mio caso con partenza da Bologna) dura circa sette ore: non è poco, ma la strada da Torino in su è molto suggestiva e al dunque il tragitto può essere intervallato da soste piacevoli (come la nostra, ad Annency, in Savoia). L’unica cosa davvero esasperante sono i continui pedaggi: sia nell’ultima tratta italiana che oltre confine. Operazioni piuttosto veloci alla dogana, questo sì: anche se attraversare il Traforo del Frejus non è economico: parliamo di una cinquantina di euro andata e ritorno.

Viaggiare in auto significa potersi fermare spesso: dietro ogni curva c'è un tesoro da scoprire

Viaggiare in auto significa potersi fermare spesso: dietro ogni curva c’è un tesoro da scoprire

Infine, ecco qualche link utile
Cosa visitare nel Mâconnais
Una panoramica sulla Borgogna: tutti i riferimenti per le Chambres d’hôtes (che poi sono una specie di guest house)

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