Balcani, viaggi
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Come visitare i Laghi di Plitvice

TACI. Su le soglie,
del bosco non odo
parole che dici umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
(La pioggia nel pineto, Gabriele D’Annunzio)

Credevo fosse Instagram, un filtro che saturava i colori. E invece era tutto vero. L’acqua di Plitvice è davvero così brillante, quasi fluorescente. Non siete tipi da laghi? Pensate che siano una noia? Evidentemente non siete mai stati qui, in questo mondo d’acqua.

I laghi inferiori

I laghi inferiori

In questo post vorrei raccontare come visitare il vasto parco nazionale (patrimonio Unesco) Plitvicka Jezera, in Croazia. Nel mio caso ha fatto parte di un bellissimo giro partito dal Friuli Venezia Giulia e dalla laguna veneta, finito poi nel Collio. Ne avevo sempre sentito parlare, ma nelle mie precedenti scorribande balcaniche alla fine questa zona è sempre rimasta fuori perché un po’ fuori mano. Questa volta, invece, dopo avere studiato le previsioni meteo (qualcosa mi dice che sotto la pioggia potrebbe diventare il posto più umido del mondo), ho deciso di puntare direttamente su questa tappa croata.

Perché andare a Plitvice

Fino a pochi anni fa non avevo sentito parlare molto dei laghi. Sfogliando una vecchia Lonely Planet dei Balcani occidentali del 2011, ad esempio, Plitvice occupa una paginetta, non di più. Poi qualcosa deve essere cambiato, perché ho iniziato a sentire sempre più persone tornate entusiaste dalla zona e, soprattutto, le cascate e le passerelle del parco sono state sempre più immortalate sui social. Reduce da due giorni in zona, devo ammettere che la notorietà è assolutamente meritata. Anche se poi è vietato lamentarsi per la presenza dei turisti. Che in effetti sono tanti. Tantissimi.


Ma dicevo. Perché andare a Plitvice. Perché la natura ha disegnato un panorama idilliaco, in un continuo fluire d’acqua. Si è circondati dall’acqua, dallo scroscio, dal  colore verde più o meno brillante sprigionato dai laghi. Oltre al verde dei boschi, del muschio, dei prati. E’ un mondo un po’ fatato, che mi ha ricordato universi fantasy, come Gran Burrone del Signore degli anelli, per dirne uno. Deve piacere questo contesto… silvano, insomma. E deve piacere camminare (ho scritto camminare, non correre).

Come visitare il parco

Abbiamo articolato la visita due giornate, ma non piene. Il primo giorno siamo stati nel parco da circa le 13 alle 19, mentre il secondo siamo rientrati sulle 9 e usciti alle 11.30. Ora, la zona dei laghi è molto vasta, spalmata su due livelli principali, e all’ingresso vengono proposti vari sentieri a seconda di quanto si vuole camminare. In linea generale si potrebbero visitare i laghi anche solo in una giornata piena, dalla mattina alla sera per dire, ma secondo me è più interessante tararsi sulle due giornate per vedere come, ora dopo ora, cambia l’effetto della luce sull’acqua. E poi perché non è luogo fatto per la fretta. O ci si immerge un po’ in questa vita dei boschi o, forse, non ha poi tanto senso venire fino a qui.


E poi c’è tutto l’aspetto della flora e della fauna: questi boschi sono un habitat molto ben conservato di tante specie vegetali, ma anche animali. Uno dei simboli del parco, non a caso, è un orso.

Primo giorno: i laghi superiori

Abbiamo lasciato l’auto al parcheggio numero 2, quello un pochino più lontano, ma perfetto se si vuole iniziare la visita dal circuito di laghi superiori. Questa è la parte più selvaggia del parco, con più cascate e passerelle e in molti la preferiscono. Seguendo le mappe affisse, andate subito a prendere la navetta al punto St2, che vi lascerà all’St3 in dieci minuti. A quel punto siete pronti per iniziare la camminata, che sarà principalmente in discesa. Visto che i sentieri sono indicati con lettere, noi abbiamo imboccato il percorso H: è un itinerario circolare che da solo potrebbe bastare per vedere le cose principali.

Il percorso H (dal sito del parco: np-plitvicka-jezera.hr)

La prima parte del percorso è davvero emozionante, perché si cammina su alte passerelle di legno in un contesto che mi ha ricordato più l’Asia che l’occidente. Si attraversano canneti, laghi  dalle dimensioni più varie, popolati da pesci, alghe e piante stranissime. Poi il sentiero si snoda soprattutto nel bosco e, mentre diminuisce la luce sotto le chiome degli alberi, aumenta invece la velocità dell’acqua che inizia a lanciarsi nelle prime cascate.

Il sistema dei laghi, infatti, è davvero unico: è organizzato in un sistema di terrazzamenti naturali e l’acqua cade da quello superiore a quello subito sotto. E’ come se comunicassero l’uno con l’altro. Quella sensazione di mondo statico, fermo nel tempo, che ho provato su alcuni grandi laghi italiani qui non esiste. Si è come trascinati, invece, in un continuo fluire, che rilassa la mente. Le passerelle si alternano con veri e propri sentieri fra i laghi e il bosco, che a settembre iniziava, leggermente, a ingiallire. In questi primi chilometri di bosco vedrete molte cascate, fino al punto P2, sul grande lago di Kosjak: da qui ci si imbarca su un battello che avanza lentamente, su un’acqua placida, all’improvviso più blu e scura. A questo punto noi abbiamo imboccato il sentiero C, ma ne abbiamo percorso solo una parte; tornati a piedi lungo il lago fino al punto St2, abbiamo lasciato l’intero circuito dei laghi inferiori al giorno dopo.

Secondo giorno: i laghi inferiori

Questa volta lasciate l’auto al parcheggio 1 e cercate di arrivare il prima possibile per anticipare il pullman. In questa parte ho trovato molti più i gruppi di turisti e in alcuni punti, pur essendo settembre e un giorno infrasettimanale, in alcuni punti si sono formate piccole code. Niente di drammatico, alla fine molti signori in gita mi hanno ricordato i miei nonni che, dopo una vita di fatica, si sono concessi i loro giretti solo in pensione. Insomma, in alcuni casi l’entusiasmo di questi gruppi mi ha fatto sorridere, in altri confesso che avrei preferito meno schiamazzi (ma mai come le orde di cinesi ad Angkor Wat, quelli non li batte ancora nessuno). C’è poi tutta la tipologia umana di ‘quelli con la reflex della domenica’ che si sentono un po’ dei reporter mancati del National Geographic: li vedrete in posizioni complicate lungo le traballanti passerelle e a volte in procinto di finire direttamente dentro l’acqua. C’è poi il micro-mondo asiatico di donne in ballerine o tacchi e quello di chi non rinuncia alle infradito (e invece, vi supplico, portatevi scarpe da trekking).

Insomma, la varietà è tanta, ma quello che conta è che, prima di scendere verso i laghi, la vista della grande cascata Veliki Slap e dei primi due laghi vi toglierà il fiato. Nel sole del mattino l’acqua è verde smeraldo, sembra quasi innaturale, e cambia continuamente tono a seconda dei minerali disciolti e della profondità. E’ questo il mio punto preferito, sulla passerella, sotto una delicata volta di  rami e foglie che porta alla cascata, la più alta della Croazia. In alcuni passaggi l’acqua romba sotto i piedi, tanto è vicina ai visitatori.


Ah proposito, questo è il sentiero A, un anello che permette di visitare i laghi inferiori in un paio d’ore. Vi colpirà la differenza del paesaggio rispetto alla parte superiore: non solo per il bosco meno selvaggio, ma anche per le pareti di roccia bianca che sovrastano i laghi: è un particolare tipo di calcare che regala diversi, più luminosi, giochi di luce.

Info pratiche: parcheggio, biglietto e pernottamento

Il parco è davvero molto ben organizzato: per certi versi mi ha ricordato quelli americani o neozelandesi. Si trovano infatti infopoint, luoghi di ristoro e shopping, tutto è ben conservato e decisamente costoso! Il biglietto d’ingresso varia a seconda della stagione (ovviamente quella più cara è l’estate), ma d’inverno bisogna mettere in conto la neve, per cui non tutte le parti del parco sono poi accessibili. Noi siamo stati a metà settembre e lo consiglio senz’altro, sia per le temperature che per il costo del biglietto un po’ più basso. Che poi. In questo periodo, abbiamo speso 250 kune a testa per il ticket da due giorni (130 per il giorno singolo). E’ tanto, ma pensate che ad agosto sarebbe costato 400! Il prezzo comprende poi i diversi mezzi di trasporto presenti all’interno del parco: la navetta e il battello.
Sul fronte costi, però, non è ancora finita. Dovrete infatti mettere in conto anche il prezzo del parcheggio, in cui è praticamente obbligatorio lasciare l’auto: 7 kune all’ora.

Siete svenuti? Dai che iniziano le belle notizie. Intanto perché si può anche arrivare in autobus da Zara o Zagabria. E poi perché costa decisamente poco dormire se ci si accontenta. Io infatti eviterei di dormire negli hotel dentro il parco: un po’ perché costano di più. Un po’ perché sono piuttosto…vintage e poi perché è vero che poi sarete già pronti subito a visitare il sito, ma in fin dei conti si è circondati dai boschi e dalla natura anche nei paesini subito attorno. In cui, va detto, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Sembra che quasi chiunque avesse una casa un po’ grande, l’abbia riconvertita a guesthouse. Spesso sono stanze spartane, magari con un’area barbeque comune, ma possono essere davvero economiche. La nostra, ad esempio, costata 40 euro in due, era molto semplice, ma vicina ai parcheggi e molto pulita. La consiglio di sicuro.

Anche cenare non è troppo costoso (qua poi dipende quanto mangiate ovvio). Andate senza indugi da House Katarina.  Per un menù del giorno a testa (uno con grigliata mista, uno con la trota, contorni, antipasto con salumi e formaggi, vino e dolce) abbiamo speso 50 euro in due. Sarà che ho il paragone con Bologna, ma davvero niente male.

Ultimo consiglio. Se come noi arrivate dall’Italia e raggiungete il parco all’ora di pranzo, non comprate panini all’interno, perché sono piuttosto costosi. Noi abbiamo fatto scorta di borek, la sfogliata ripiena di formaggio tipica dei Balcani, in un fornaio lungo la strada principale. Abbiamo speso tipo 4 euro in due (sulla leggerezza del tutto ci sarebbe da discutere, ma poi si cammina dai). In più i paesini che si susseguono nella campagna croata sono deliziosi: curva dopo curva si attraversano fattorie che vendono miele e formaggio, chiesette, campi di mais e placide mucche. Un paio d’ore davvero bucoliche.

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