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Come organizzare un viaggio in Giordania

Se dovessi dire la prima parola che mi viene in mente pensando alla Giordania, direi subito divertimento. Quello che ho appena fatto è stato un viaggio un po’ diverso per me, con quattro amiche (e non ci conoscevamo nemmeno tutte fino al giorno prima) ed è stata un’esperienza bellissima, fra risate, cibo, cibo, ancora cibo, qualche birra di contrabbando, e una bella dose di leggerezza. Che ogni tanto proprio non guasta.

Ma, povera Giordania, sarebbe proprio riduttivo se mi fermassi alla parola divertimento. Per me questo era il secondo viaggio (anche se il primo è stato poco più di un assaggio) e la verità che questo paese è splendido, accogliente e ogni giorno stupisce per un aspetto diverso. E’ come sfogliare un libro sempre nuovo a ogni tappa, a ogni curva: dopo essersi sentiti Alberto Angela nell’antica città romana di Jerash, arrivano i grattacieli di Amman, per poi passare ore su strade dai colori polverosi, fino al rosso del Wadi Rum e al mondo, velato di rosa, di Petra.

Le guide

In questo post mi vorrei concentrare sulle informazioni pratiche e sull’itinerario scelto, anche perché l’ultima Lonely Planet, che comunque è affidabile, è del 2015 e ho fatto fatica a trovarla in libreria (e diciamolo, il Medio Oriente purtroppo da anni non è troppo gettonato). In compenso è utilissima la guida ViaggiAutori scritta da Cristina Rampado, che vi porta per due settimane in un paese che è una vera perla rara.  In cui ho trovato una conferma: ho una particolare sintonia con questo angolo di mondo, con paesaggi desertici e il tempo scandito dalla voce dei muezzin (magari di notte no, ecco).

L’itinerario

Il viaggio è durato una settimana, da martedì a martedì e queste due giornate se ne sono un po’ volate via in viaggio. Ma come tempo è tendenzialmente sufficiente per visitare già parecchie cose.

Siamo atterrate ad Amman, dove abbiamo trascorso la prima sera, rompendo il ghiaccio in Rainbow Street, una delle vie più famose in centro.

Apro una parentesi. Questa zona centrale si trova nella parte est della capitale, quella più vecchia, mentre grattacieli, ambasciate e locali alla moda sono in continua espansione nella zona ovest. I due lati della città sono collegati da un ponte pazzesco, alto più di 200 metri e molto suggestivo quando di notte si illumina di blu. Ma dicevo Rainbow street, una via pedonale (una rarità in una città che sembra fatta per spostarsi solo in auto) costellata di locali di vario tipo: il nostro driver Jacob (poi vi parlerò di lui) ci ha portato in un posto molto carino, sotto libreria e sopra caffè, il Books@cafè. Oltre che per la bella terrazza sui sette colli della capitale (vi ricorda qualcosa? La storia si ripete), è uno dei posti da tenere presente per bere qualcosa che assomigli a un alcolico: nonostante Amman sia una città moderna, siamo pur sempre in un paese musulmano e trovare un drink può non essere semplice. Giusto un aneddoto per far capire l’andazzo: la seconda sera eravamo in uno dei ristoranti più rinomati di Amman (il Sufra, bellissimo, sempre in Rainbow street) e quando abbiamo chiesto una birra ci hanno bellamente risposto di no, dicendo che tenevano alla nostra salute! Ci siamo sentite delle vere alcolizzate. Beh, ecco la Giordania è anche questo.

Ma eccoci al secondo giorno di viaggio, dedicato alla parte subito a nord della capitale, quella più verde del paese. La nostra prima tappa era il castello di Ajlun, in posizione suggestiva su un’altura da cui si arriva con lo sguardo fino a Israele: i confini qui sono tutti molto vicini. Il castello è ben restaurato e merita una sosta, anche se il pezzo forte è in realtà Jerash, con i suoi scavi archeologici. La vecchia città romana è enorme e vanno messe in conto circa tre ore per camminare nel tempo fra colonne, teatri e uno stupendo cardo romano dalle pietre sconnesse. E’ un sito patrimonio Unesco ed è veramente imponente: il colore della pietra fra il rosa e il giallo cambia continuamente con la luce. Inutile dire che se arriverete alle 13 come noi il rischio di abbrustolirvi è concreto, quindi occhio al sole! Per riprendervi, comunque, c’è sempre il ristorante Artemis: l’aspetto è un po’ presidenziale, ma la cucina è straordinaria (anche se decisamente abbondante, regolatevi).

Il terzo giorno abbiamo dedicato la mattina al centro di Amman visitando la cittadella, in stupenda posizione sopraelevata, da cui si abbraccia con lo sguardo la città e la sua cascata di case chiare. La dose di archeologia di questi primi due giorni è finita col teatro romano, interessante anche perché pieno di giovani del posto. Non siamo riuscite a entrare nella moschea di re Abdullah, aperta anche ai non musulmani e famosa per la cupola blu, perché era orario di preghiera e così abbiamo proseguito per il Monte Nebo. E’ uno dei posti che mi ha colpito di più e che mostra un’altra faccia della Giordania: quella di paese ricco di siti importanti per la spiritualità di tante religioni, come questo.

Qui, infatti, morì Mosè, una super star anche per i musulmani, che riuscì da questa altura a vedere solo la Terra Promessa, senza però potervi entrare. E’ emozionante ancora oggi guardare da lontano, in mezzo alla sabbia che si alza spesso nel pomeriggio, verso i territori palestinesi e, laggiù dietro la foschia, cercare con gli occhi Gerusalemme. La luminosa chiesa francescana merita anche per l’interno, con enormi mosaici che raffigurano animali. Religione o no, questo posto simboleggia una ricerca durata una vita (e il caffè nel bar del parcheggio è top).

A pochi chilometri da qui si trova Madaba, una cittadina di provincia molto piacevole. Tappa d’obbligo la chiesa ortodossa di San Giorgio, con un mosaico (giuro che è l’ultimo di cui parlo) splendido: è una vera e propria mappa di un mondo antichissimo, rappresentato come nella sigla del Trono di spade. Confesso che Madaba varrebbe il viaggio anche solo per andare a cena nel ristorante Haret Jdoudna, in una corte interna meravigliosa. La migliore cena di tutta la Giordania: piatti buonissimi, birra, narghilè e pure musica dal vivo. Una meraviglia.

Il quarto giorno lo abbiamo dedicato al Mar Morto, un posto spettacolare, con un gioco di colori continuo fra l’azzurro dell’acqua e il paesaggio aspro e desertico circostante. La formula migliore per staccare davvero la spina è quella del resort, anche per accedere a una spiaggia privata, per le donne l’unico posto in cui si può essere libere di mettersi in costume: lungo la costa, altrimenti, scordatevelo (pure negli alberghi vedrete parecchi burkini, quindi fate un po’ voi). Noi abbiamo scelto l’Hilton, albergo inaugurato da poco, dove ci siamo sentite in Mercoledì da leoni, fra piscine a sfioro, cocktail alla frutta e, ovviamente, fanghi e bagni nel mare in cui si galleggia per l’elevata concentrazione di sale. Tradotto, immergersi qui è davvero una sensazione pazzesca, sembra di avere sempre una tavoletta sotto il sedere.

Il quinto giorno ci siamo spostate sempre più a sud, sempre lungo la Strada dei re. Abbiamo rinunciato all’escursione nel Wadi Mujib perché era stato appena riaperto dopo le piogge e l’acqua nel canyon era alta. Credo sia un percorso davvero suggestivo, ma bisogna essere attrezzati, con scarpine di gomma e costume a portata. E così abbiamo puntato direttamente al deserto, passando per il meraviglioso Wadi Araba, con distese e distese di rocce dalle forme più incredibili. Arrivate alle porte del Wadi Rum, abbiamo subito fatto il classico giro fino al tramonto a bordo di una jeep guidata da un beduino scatenato. In realtà non ci siamo fatte mancare nulla: dal ballo con altri beduini nel campo tendato (con barbe curate alla David Beckham, non crediate), dolcetti e narghilè davanti al fuoco, cammello all’alba (cammello che disarciona il passeggero, invece, quello solo a me: nuovo cameo 2018).

Il sesto e il settimo giorno li abbiamo dedicati a Petra, il che vuol dire che è stato come partire per Marte, e ritorno. Non sto scherzando, questa antica città nabatea scavata nella roccia l’avevo pure già vista, ma non ci si può abituare mai a uno spettacolo così. Tanta bellezza non basta mai. E’ molto più di un sito archeologico, sono più città in una, con il suo clima un po’ spettrale visto che, di fatto, la maggior parte delle visite verte attorno a tombe. In generale, un giorno e mezzo dentro il sito è il minimo per vedere le attrattive principali, piccola Petra compresa.
Un consiglio: l’hotel Petra Moon, davvero perfetto come posizione (è a pochi metri dall’ingresso), colazione e terrazza panoramica con tanto di barbeque serale strepitoso. Se andate d’estate c’è pure la piscina.

Volo e documenti

Noi abbiamo volato con una combinazione di Royal Jordanian e Alitalia e globalmente ci siamo trovate bene, nonostante la partenza in un giorno di sciopero. A parte il fatto di avere scoperto di sghetto che ci avevano cancellato il volo da Bologna a Roma (quindi, l’invito è di controllare sempre anche i siti degli aeroporti per non avere sorprese), e le turbolenze a Fiumicino al ritorno, alla fine siamo state graziate e partite in orario. Il prezzo non è mai calato tanto, da gennaio ad aprile: la media era sempre circa 35o euro (ma dall’autunno Ryanair partirà da Bologna!).
Una volta arrivati ad Amman, in aeroporto è tutto molto semplice: è richiesto un visto, che si può fare subito (costa 40 dinari) e che si può pagare anche con la carta di credito. In alternativa, subito prima c’è comunque la possibilità di cambiare un po’ di soldi.
Un consiglio: se fate prima di partire il Jordan Pass, salterete la fila per il visto. Costa dai 70 agli 80 dinari giordani e permette di accedere a una quarantina di siti turistici (Petra compresa, che da sola costa 50 jod, 55 per il biglietto di due giorni).

L’auto (e autista)

Guidare in Giordania non è troppo complicato: il lato è lo stesso nostro e le strade sono in ottime condizioni. Comunque vi voglio vedere poi in mezzo al traffico infernale di Amman o alle prese con certi sorpassi sulla Strada dei re, quindi se amate l’on the road, ma pure prendervela con calma, il consiglio è di rivolgervi a una compagnia. Noi ci siamo affidate a Jordania Aventura e l’esperienza è stata assolutamente positiva. Si possono scegliere varie formule: nel nostro caso abbiamo fissato prima tutte le tappe, poi abbiamo pagato metà della quota totale (circa 600 euro da dividere in 4), comprensiva di autista, assicurazione, benzina e aria condizionata. Mettono un certo pepe per prenotare, ma maggio è anche periodo di alta stagione, ma complessivamente sono molto affidabili.

L’auto era comoda, ibrida, con tanto di wi-fi a bordo. Jacob si è rivelato più una guida che un autista, sempre molto disponibile nel darci spiegazioni e molto scrupoloso (ci ha dato pure un telefono da tenere con noi in caso di necessità). Nel nostro caso abbiamo fatto qualche modifica all’itinerario anche in corsa, con flessibilità: in generale il consiglio è di mettervi subito d’accordo con il driver sugli eventuali cambiamenti di prezzo per non avere sorprese alla fine.

 

Altre informazioni generali

Rispondo in ordine sparso ad alcune domande che mi sono state fatte sia prima che dopo il viaggio.

La Giordania è un paese sicuro? E’ ovvio che fino a prova contraria sì, ma in generale colpisce come sia, a oggi, un angolo di calma in mezzo a tanti vicini di casa dalla storia travagliata. Non mi addentro qui sulle ragioni, ma diciamo che mai, in una settimana, ho avuto la sensazione di correre dei rischi (eccetto che per i cani randagi di Petra, ma questa è un’altra storia). Negli alberghi o musei più grandi, però, è probabile trovare un metal detector all’ingresso e nei siti archeologici si vedono spesso poliziotti.

Il periodo: maggio lo consiglierei. Caldo, da maniche corte di giorno e qualcosa di un po’ più pesante la sera sulle spalle. I turisti c’erano, ma non in modalità orde selvagge, e lo spettacolo degli oleandri rosa fioriti dentro Petra è una di quelle immagini difficili da levarsi dagli occhi.

Come sempre prima di partire, stipulate un’assicurazione sanitaria, ma in generale le condizioni sanitarie sono molto buone e ad Amman ci sono strutture di livello internazionale. Wadi Rum a parte, poi, abbiamo usato davvero ovunque carte di credito e bancomat, con cui abbiamo potuto pagare dagli alberghi al biglietto d’ingresso per Petra.

I prezzi? Ovvio che dipende da tanti fattori, ma la cifra che vi sorprenderà sarà il pernottamento, molto meno costoso che in Italia: una buona doppia con colazione non vi costerà mai più di trenta euro a testa. Lo stesso vale anche per il cibo: mangiando fino a rischiare la lavanda gastrica non abbiamo mai speso più di 25 euro a testa. Ovvio che prezzi più alti si trovano sul Mar Morto: all’Hilton, nuovo di pacca, abbiamo speso circa 100 euro a testa, fanghi e spiaggia compresi.

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