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Sette posti del cuore

Landmannalaugar, Islanda

Landmannalaugar, Islanda

Si avvicinano le vacanze estive e, mentre sto organizzando il mio prossimo viaggio, mi corre il pensiero ai posti già visti negli ultimi anni. La domanda è: qual è quello veramente speciale di questi? Mi viene in mente ‘Alta fedeltà’, il romanzo di Nick Hornby in cui il protagonista continuamente propone al lettore una sua top five, su vari temi. Per quanto riguarda i viaggi, è difficile fermarsi a cinque, per cui, dopo averci pensato un po’ (ma non troppo in realtà), ne elencherò almeno sette. Saranno delle pennellate, alcune tracce di questi posti speciali. Sono i miei luoghi del cuore, in cui la natura mi ha sopreso e tolto il respiro. Oppure città così incredibili da farti sentire come appena scappato di galera. Luoghi in cui ho scoperto mondi diversi, soprattutto dentro di me. Dove mi sono messa alla prova, o semplicemente in cui mi sono divertita. Angoli di mondo speciali in cui non vedo l’ora di tornare e, allo stesso tempo, ho paura di tornare. Perché potrei trovarli diversi dal ricordo che ho.

1) Rifugio di Hrafntinnusker, Islanda.

Landmannalaugar, prima tappa

Landmannalaugar, prima tappa

L’Islanda è il paese dei sogni. Nel senso che potrebbero essere ambientate qui le favole che avete letto da piccoli. La prima sensazione che ho avuto è stata olfattiva: sono atterrata di notte, col buio: dall’aria frizzante sembrava di essere arrivati in montagna, ma l’odore, no. L’odore era quello del mare. Ho scelto questo rifugio, il primo lungo il percorso del Landmannalaugar (per l’itinerario completo rimando a questo post, che rende perfettamente l’idea), perché ha un significato speciale. Per me è stato una piccola conquista: non avevo mai fatto un trekking di quattro giorni, tanto meno in un paese così a nord. I primi 12 chilometri di questo percorso sono meravigliosi: si sfiorano gayser, si cammina in strette strade lambite dal ghiaccio. Sullo sfondo, montagne smussate coloratissime, dal rosa al verde chiaro. Arrivata al rifugio mi sono sentita molto fiera di me, di avere superato un prova. E poi è stato stupendo bersi un the davanti alla terra fumante: guardando la vallata davanti a me sembrava di essere arrivati in un mondo primordiale, in un’epoca remota e leggendaria. Questa è l’immagine che ho più stampata nella testa quando penso all’Islanda: la terra che ribolle e il fumo sull’acqua.

2) Skoura, Marocco

Les jardins de Skoura (Foto dal sito)

Les jardins de Skoura (Foto dal sito)

Il mio primo impatto con il Marocco non è stato felicissimo. Per me era il primo vero viaggio, quello in un altro continente, in un posto che fosse almeno a più di un’ora di volo. Era agosto e abituarmi al caldo, agli odori del suk, alla gente sul mulo in mezzo alla tangenziale, ai venditori di tappeti non è stato immediato. Poi, a Fes, ho capito che stavo sprecando una grande opportunità e che dovevo prendere il ritmo locale, senza paura. E così è stato, ma solo qualche giorno dopo, in quell’angolo di paradiso che è Les jardins de Skoura, mi sono sintonizzata con il Marocco e l’ho amato infinitamente. Skoura è un insieme di casbah in mezzo a un fiume (secco ad agosto) e palmizi. E’ vicino a Ouarzazate, una specie di Hollywood nordafricana, e ci sono passata prima di scendere lungo la valle dello Ziz, per raggiungere il deserto a Zagora. Ci si arriva guidando in territori lunari, dove la natura è assetata: solo vicino ai corsi d’acqua esplode di un verde brillante. Proprio come nel rigoglioso riad, gestito da una signora belga: un posto incantevole, al riparo dal caldo, dove recuperare energie. Ricordo bene, al tramonto, le montagne dell’Atlante tingersi d’azzurro, nel silenzio. Ricordo bene il cielo così pieno di stelle che sembravano cadermi addosso. Per me è un luogo che coincide con la pace.

3) Shirakawa Go, Giappone

Le case tradizionali di Shirakawa Go

Le case tradizionali di Shirakawa Go

Non tutti i posti ‘turistici’ vanno evitati. A volte c’è un motivo se attirano così tante persone e Shirakawa Go ne è una prova. E poi questa minuscola località di montagna, a circa tre ore da Kyoto, ha un posto speciale soprattutto nel cuore dei giapponesi: me l’ha confidato una signora conosciuta nell’onsen del paese. All’arrivo, in autobus, sembra di trovarsi in un villaggio da fiaba: la zona è famosa per le case di legno gassho zukuri (cioè a mani giunte), visitabili come piccoli musei, che in gennaio sono magicamente ricoperte di neve. Se si vuole pernottare, si deve dormire in queste case tradizionali, che spesso sono gestite dagli stessi proprietari da generazioni. Le stanze si aprono sulla sala centrale del focolare (irori): si dorme sul tatami, avvolti in enormi coperte. Ma la cosa più bella è la cena con gli altri ospiti della casa. Mentre gusterete il cibo squisito della casa (carne di Hida, pesce arrostito e verdure di montagna), il proprietario forse vi racconterà della storia del villaggio, minacciato dagli incendi e dall’abbandono. Il sakè non filtrato bevuto attorno al focolare chiacchierando con una famiglia giapponese dell’Hokkaido è forse la più bella immagine di questo viaggio.

4) Parco Kruger, Sud Africa

Kruger National Park

Kruger National Park

E’ stato il coronamento del mio viaggio in Sud Africa, dopo i chilometri sulla Garden Route, parchi, villaggi Zulu e il poverissimo stato dello Swaziland: ma niente di quanto visto prima poteva toccare tanta meraviglia. La cosa più incredibile è sentirsi gli intrusi: sono gli animali, di una potenza primordiale, i protagonisti, non l’uomo. Nella riserva privata (consiglio questa) la giornata tipo ti fa riequilibrare con i ritmi della natura: si parte per il safari alle cinque e si torna in tarda mattinata. Segue un brunch, una sosta in tenda o nella hall del campo e poi si riaparte sulla jeep in cerca di altri animali. Essendo andata ad agosto, quando là è inverno, la natura era spoglia ed era difficile scorgere soprattutto i felini: il ricordo più vivo è quello degli elefanti, animali enormi che si spostano senza fare alcun rumore. E poi le notti: la cena attorno al fuoco nel bush, sotto la luce di altre stelle e sorseggiando l’ottimo vino sudafricano. Una sera i ranger si sono alzati in piedi e, con le loro voci profonde, hanno intonato l’inno di questo paese lacerato così a lungo. Quelle voci, che cantano nelle diverse lingue nazionali della terra di Mandela, risuonano ancora come fosse ieri.

5) Göreme, Turchia

I Camini delle fate

I Camini delle fate

Mongolfiere contro il sole fluttuano silenziose nell’aria. Il tufo ha disegnato torri di roccia e gole, castelli fantastici, che qui chiamano camini delle fate. Le grotte custodiscono segreti: pitture rupestri dai colori brillanti in antri scavati per sfuggire alle persecuzioni. A volte nascondono vere e proprie città sotterranee, in cui si scende, strisciando in labirintici cunicoli. Arrivare in Cappadocia sembra di approdare sulla luna o in uno di quei pianeti immaginati da Saint-Exupéry. La regione è composta da alcuni villaggi e si può visitare in un paio di giorni: il modo migliore, se non si è soli, è nolleggiare una jeep, possibilmente con la guida locale che vi porterà nelle gole più ardite. Io ho fatto base a Göreme, dove sono arrivata in aereo da Istanbul: forse si è già venduta un po’ troppo al turismo, ma mantiene ancora il suo fascino per il Museo all’aperto fatto di tante piccole chiese scavate nella roccia. Basta scegliere uno degli alberghi scavati nel tufo e da qui ci si può poi spostare. Ancora una volta un’immagine però mi sintetizza questi luoghi: dal grande terrazzo dell’albergo, la vista sulla vallata. E un suono, i muezzin che si richiamano, da ogni minareto e da ogni paese, per la preghiera serale. Una rinascita dello spirito.

6) Vernazza, Liguria
A volte non importa andare molto lontano: la bellezza è spesso a portata di mano. Almeno per me che parto da Bologna, le Cinque Terre sono un gioiello conquistabile in un paio d’ore. La prima cosa che mi piace è che si lascia l’auto e ci si sposta a piedi o in treno, che collega continuamente Rio Maggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monte Rosso: paesi aggrappati alle scogliere o che, in alternativa, si offrono al mare con le loro spiaggette.

Vernazza visto dalla strada che porta all'Eremo sul mare

Vernazza visto dalla strada che porta all’Eremo sul mare

Fra queste ho amato molto Vernazza, soprattutto per la ‘base’ che avevo scelto, l’Eremo sul mare. Il nome la dice lunga: dal paese ci si inerpica sul sentiero Cai che collega i vari paesi. Si sale fra fichi d’india, fiori, mentre l’azzurro si spalanca sotto di voi: meglio munirsi di bagaglio leggero per giungere fino a questa guesthouse (giusto un paio di camere) che si affaccia sul centro. I gentili proprietari vi accoglieranno con una fantastica spremuta di arancia e limone: qui si viene per leggere, riposarsi, contemplare il mare fino al tramonto. Di sera, si risale con la pila lungo il sentiero: dopo un po’ vi accorgerete che non serve più. Basta la luce delle stelle.

7) Central Park, New York

I grattacieli di New York visti dell'alto

I grattacieli di New York visti dell’alto

Attraversare Manatthan in bicicletta si può: io l’ho fatto e sono ancora viva per raccontalo. E’ stato l’ultimo giorno, indimenticabile, del mio viaggio a New York. La Grande mela è stata davvero una sopresa; come forse si sarà capito, è la natura che di solito mi commuove e si fissa nella mia memoria, molto più delle città. Ma New York è diversa, sono troppe le possibilità che offre per non volerle acchiappare tutte. Sono troppi gli echi di film, romanzi per non sentire qualcosa di famigliare, nonostante le dimensioni di strade e quartieri. Ho respirato ovunque un grande senso di libertà e gentilezza. Meravigliosa la musica dal vivo, accattivante Chelsea con le sue gallerie d’arte, commoventi i musei, divertente Broadway, tutte cose abbracciate in uno sguardo dalla cima sull’Empire State Building. Ma la cosa più esaltante è stata noleggiare la bici a Central Park e arrivare, pedalando per tutto il Village, fino a Brooklin. Ho costeggiato i grattacieli, stretta fra la città e il mare, sostato in un bar belga nell’East Village, fino al tramonto dall’altra parte del fiume. Tutta Manatthan in una mano.

4 Comments

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  2. Silvia says

    Il mio posto del cuore è la Namibia e di quelli citati qui sicuramente Göreme. La Cappadocia in generale è un posto incredibile, da consigliare assolutamente. E prossimamente mi recherò in Islanda, una meta che ho sognato per anni e che ora diventa realtà. Bellissimo il tuo blog, lo seguirò con piacere.

    • Ciao, grazie mille per il commento!
      La Namibia è uno dei viaggi dei sogni, spero di andare presto (allora chiederò consigli).
      Sì, davvero stupenda la Cappadocia, quanto all’Islanda… purtroppo sono stata solo una settimana, ma è forse il Paese che più mi ha emozionata.
      Se servono dritte… 😉

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