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A cena con le fornelle

Il Club del Fornello di Rivalta, Imola
Il Club del Fornello di Rivalta, Imola

Il Club del Fornello di Rivalta, Imola

Chi ha mai sentito parlare del Fornello di Rivalta? Io mai, almeno fino a qualche mese fa. Fino a quando non ho incontrato un gruppo di simpatiche signore di Imola che fanno parte del gruppo locale. Il Fornello (magari ce n’è uno vicino anche a casa vostra) altro non è che una sorta di club di cucina, nato una trentina di anni fa a Castello di Rivalta, appunto, nel piacentino. Da qui si è ramificato in tutto il mondo e solo in Italia ci sono 44 delegazioni da Bolzano fino a Siracusa. Le associate, rigorosamente donne, si radunano periodicamente per organizzare cene a tema, molto ricercate, dal menù stampato all’apparecchiatura della tavola. Ai fornelli, che per molte di loro sono un hobby, abbinano a volte anche attività di volontariato nelle loro città. Insomma, il gruppo è una miscela di una sapiente cucina fatta in casa, con una buona dose di Saper vivere di Donna Letizia.

Che ci sia dietro un po’ di snobismo se lo dicono da sé: “A noi non piace cucinare da massaie”, mi ha specificato la referente imolese Bona Sandrini Caliendo. “Ci piace sperimentare nuovi piatti”. In più le signore le hanno pensate tutte: mica si ritrovano a casa di una che avrà sulle spalle da sola le sorti della cena e che arriverà alla sera stravolta. Lo schema è questo: decidono il tema (la cena ricorre circa ogni due mesi), ognuna a casa sua cucina un piatto che poi al massimo riscalderà nella sede ospitante. Quando le ho incontrate la prima volta erano una dozzina e in cerca di nuove leve: l’età media (è vero che alle signore non si dovrebbe chiedere…) era piuttosto alta. Ma, all’ultima cena a cui sono stata invitata (sì, ogni tanto aprono le porte a soggetti esterni) il gruppo si era ampliato con tre giovani new entry. Immagino che la selezione non sia stata facile. Anche se in fondo, quello che viene richiesto è di amare la cucina e la bella tavola.

E à la carte, che si mangia? Le signore spaziano dai piatti della tradizione al finger food. Posso citare il menù della cena cui ho assistito io: Vellutata di zucca con pizzico di zenzero, sformatine di cardo gobbo su letto di fondue, petto di canard profumato all’orange e, per chi non ama la carne, bien sur, c’era anche la quiche di carciofi dell’Agro Pontino. Insomma, anche i nomi la dicono lunga.

Conversando con alcune di loro ho strappato qualche consiglio di cucina. Una è moglie e madre di cacciatori e quindi (un vero peccato, sì) ha sempre il congelatore pieno di selvaggina. Ebbene, il fagiano con il tartufo incontrerebbe i gusti anche dei più ostili alla caccia. Secondo un’altra ‘fornella’, il modo migliore per utilizzare gli albumi avanzati è realizzare dei ricciarelli, con mandorle in arrivo solo dalla Sicilia però. Oppure vi va un dolcetto serale, la classica ‘voglia di qualcosa di buono’? C’è chi consiglia di preparare una crèpe un po’ più spessa e di cuocerla in padella assieme alle mele. Niente male.

Mi è scappata la domanda: ma le fornelle sono la risposta casalinga a Masterchef e similari? “Macché- mi hanno risposto- quei tre giudici lì sono cattivissimi e ci sgriderebbero”. A giudicare dai piatti non si direbbe.

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