All posts tagged: featured

Solitaire

Viaggio in Namibia, una guida pratica

Dopo nove anni sono tornata in Africa. Sono tornata, da molto tempo mi chiamava, sempre nella parte australe: dopo il Sud Africa, ho aggiunto un tassello del puzzle con la Namibia. Ho ritrovato gli spazi, enormi, e i cieli, sconfinati. Quella vita scandita da albe e tramonti. Il vero dono dell’Africa sono i cieli, secondo me. E ho ritrovato anche gli animali, che sembrano sempre venire da un altro tempo, con i loro colori polverosi e le goffe andature (quando sono di buon umore). Ma la Namibia – che è uno dei Paesi meno popolati al mondo – in realtà ci ha regalato scenari che non sembrano di questa terra. Oppure sono la nostra terra nella sua faccia più vera, chissà. Non ho mai visto – neppure in Nuova Zelanda- cambiare il paesaggio tanto rapidamente. E soprattutto non l’ho mai visto così desolato, così privo di esistenza umana. Oppure a volte le tracce umane sono solo resti, relitti, ruggine. Quella della Namibia è una natura bellissima, ma anche spietata, sconcertante, sempre pronta a riprendersi tutto …

Qualche giorno nello Yorkshire

Ci sono luoghi che sono oggettivamente belli, che riconosciamo perché li abbiamo visti in foto mille volte. E poi ci sono luoghi belli per i nostri occhi, che riconosciamo perché erano già da qualche parte dentro di noi. Per me lo Yorkshire,e in generale l’Inghilterra, è stato questo, uno di quei paesi in cui qualcosa, dentro, si sintonizza e suona la sua musica più bella. E, in un attimo, finisce nella lista dei posti del cuore. Tutto nasce da un matrimonio di famiglia (in effetti ormai un po’ di famiglia ce l’ho in Gran Bretagna) a Nottingham, occasione che io e Patrick abbiamo colto al volo per visitare lo Yorkshire. A Londra ci sono stata diverse volte e non è mai scattata la scintilla, ma qui è stato tutto diverso. Un po’ perché usciti dall’aeroporto di Leeds (dove vola la Ryan Air), basta fare qualche curva per ritrovarsi fra colline, querce, muretti e fattorie in pietra: un contesto agreste, insomma, che per me è il massimo (chi ama le metropoli rischia di annoiarsi a morte: …

Nelle backwaters in Kerala

Quando andare in Kerala A quasi due settimane dal ritorno è arrivata la prima avvisaglia. I primi segni inequivocabili di nostalgia. Sensazione che mi assale anche adesso pensando all’ultimo viaggio in India del Sud, in cui abbiamo visitato Mumbai, Tamil Nadu, Karnataka e soprattutto il Kerala. Ed è questo placido stato dall’anima tropicale che voglio raccontare, a partire dall’esperienza più bella e coinvolgente: la navigazione nelle backwaters. Inizio con una premessa: chi va in aprile deve sapere che è la stagione limite per viaggiare a bordo delle barche tradizionali. Un po’ per le temperature elevate, un po’ perché il monsone è in agguato (arriva a giugno). Ma, anche se il periodo ottimale sarebbe da ottobre a marzo, io mi sono trovata benissimo per una serie di ragioni: i prezzi sono più convenienti (la cifra poi dipende anche dalle compagnie); il ‘traffico’ in acqua è minore e, anche se fa caldo, comunque di notte in barca c’è l’aria condizionata di sopravvivenza. Insomma, in questo contesto turistico più tranquillo, io consiglio fortemente di trascorrere almeno due notti a …

Angkor Wat al tramonto

Tre giorni fra i templi di Angkor

Un giorno, addentrandosi nella foresta, dove si faceva compagnia cantando tra sé e sé la Traviata, come racconta nelle sue lettere, Mouhot d’un tratto, in mezzo al fogliame fitto, sotto gli alberi giganteschi, si sentì guardato da due, quattro, dieci, cento occhi di pietra che gli sorridevano. Ho sempre cercato di immaginarmi che cosa avesse provato in quel momento; un momento per il quale era valso il suo viaggio, e la sua morte. Tiziano Terzani, Un indovino mi disse Volevo raccontare il cibo cambogiano (e lo farò), ma scorrere le foto dei templi di Angkor mi ha fatto cambiare idea. Quelle pietre parlanti hanno scompigliato le carte in tavola, mi sono rimaste così impresse, in quel gioco di rosa e verde scolpito dal tempo, che mi ritrovo invece a scrivere la mia esperienza nel sito archeologico. Anche se in certi momenti mi sono maledetta per avere deciso di visitare la Cambogia in soli sei giorni — di cui uno passato a navigare e uno in minivan per fare qualcosa tipo 400 chilometri — davanti allo spettacolo dei …

Bagno Vignoni

Un giorno a Bagno Vignoni

Dopo diverse scorribande, ho finalmente capito qual è il mio angolo preferito di Toscana. Ho avuto la fortuna di visitare parecchie zone, dall’Appennino fra Bologna e Firenze alla Maremma (mi mancano solo Livorno e Pisa, chissà che non cambi idea un giorno), ma il mio cuore batte per la Val d’Orcia. Fin qui sento di non essere molto originale, mezzo mondo la ama, ma restringerò di più il campo: il posto in cui ho sentito l’urgente voglia di tornare nei giorni scorsi  è il piccolo borgo termale di Bagno Vignoni. Visto che ne avevo già parlato in questo post più di un anno fa, questa volta racconto un itinerario diverso, scelto per far vedere a Patrick (che è stato sette volte in Giappone e mai qui) quello che mi pareva imperdibile per una prima volta. La bellezza da queste parti si paga, ma un paio di giorni permettono di vedere molto senza svenarsi, a patto di non esagerare con il signor Brunello di Montalcino. Bagno Vignoni Ci sono stata in primavera, in autunno e in pieno …

Fra Blenheim e Kaikoura

Emozioni di settembre: Nuova Zelanda, l’itinerario

In questi giorni mi stanno chiedendo tutti com’è la Nuova Zelanda. Cosa mi è piaciuto di più, quanto tempo serve per girare il paese, com’è la gente. E il Signore degli Anelli? Domande difficilissime, perché questo viaggio è stato troppo speciale, lungo e lontano per rispondere su due piedi. Più volte, in quei giorni laggiù, dall’altra parte del mondo, ho pensato ai mille spunti per il blog, alle mille cose non ancora lette e da scrivere, ma iniziare è complicato. E’ complicato riordinare i pensieri, che per quasi tre settimane, sono andati e venuti, come le maree che tutti i giorni ridisegnavano la costa. Del resto la Nuova Zelanda aveva il carico da novanta del viaggio di nozze, che ci ha racchiusi un po’ come in una bolla. Siamo partiti con emozioni fortissime, avvolti dal calore degli amici, e quelle emozioni sono cresciute di continuo, in un Paese che non mette alla prova come altri, ma che stupisce ogni giorno per il senso di possibilità che si respira. La prima risposta  provvisoria a tutte quelle domande …

Cosa fare a Bologna

“Non ricordo se è stato prima o dopo Lucca che sono andata a Bologna- una città così bella che ho mai smesso di canticchiare, per tutto il tempo che sono rimasta lì, la famosa canzone di David Bedingfield, ‘My Bologna has a first name: Pretty…’. Con le sue stupende architetture di mattoni rossi e la sua famosa opulenza, Bologna è chiamata per tradizione, ‘la Rossa’, la ‘Grassa’ e ‘la Bella’. Il cibo è certamente più buono qui che a Roma o, forse, semplicemente usano più burro. Anche il gelato a Bologna è più buono. I funghi qui sono grandi lingue carnose sensuali, e le guarnizioni di prosciutto sulle pizze sembrano merletti che ornano il cappellino di una bella signora. Poi, ovviamente, c’è il sugo alla bolognese, che sbeffeggia sdegnoso qualsiasi altra idea di ragù. Mentre torno a casa da Bologna mi rendo improvvisamente conto che non esiste in inglese un’espressione equivalente a buon appetito”. Elizabeth Gilbert, ‘Mangia, prega, ama – Una donna alla ricerca della felicità’  Bologna è bella, grassa e, soprattutto, tutta da gustare. …

Una cena di ostriche a Hiroshima

La barca delle ostriche Otto portate, servite in una stanza tutta per te, in mezzo all’acqua. Del resto stiamo mangiando su una barca e, a dirla tutta, fuori sta anche piovendo parecchio. Ma non è solo l’atmosfera un po’ nostalgica di Hiroshima, o l’idea di essere appena stata servita da una adorabile signora in kimono a rendere questa cena così speciale. Il merito va soprattutto al menù (e, certo, alla persona che è con me e che l’ha scelto): otto portate colorate e raffinate unite da un ingrediente: le ostriche. Serve un passo indietro. Come ho già spiegato in un post precedente, associo molto Hiroshima alla buona cucina. Lo so che questa frase, proprio qui, suona strano. Dico solo che questa città ha due volti: quello ferito, che stringe lo stomaco e toglie le parole, e quello della vita che ricomincia, che scorre come il fiume sotto di noi, illuminato dal bagliore dei ciliegi. Ebbene, fra le caratteristiche culinarie di Hiroshima c’è anche l’altissima qualità delle ostriche (che in giapponese si chiamano kaki), pescate nel …