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Preparandomi al Laos

Perché andare in quel paese Come mi è già successo in passato, alla vigilia di un viaggio mi chiedo perché ho scelto di andare proprio in un determinato Paese. Ci sono così tanti posti che mi affascinano: perché questo è arrivato prima di altri? Sto parlando del Laos, che da domani sarà la mia nuova meta, il punto di partenza alla scoperta di quel tetris di stati che sono Thailandia, Cambogia, Vietnam e Birmania. L’Indocina, leggevo l’altro giorno su un vecchio atlante. Che poi pensandoci, mi sono ricordata che quello era stato il mio primo atlante: me l’ero fatto regalare per un compleanno alle medie. La passione per carte e paesi lontani, io che non avevo mai preso un aereo (e i miei genitori neppure) era evidentemente già lì da qualche parte. Comunque dicevo. Perché il Laos. La risposta esatta non ce l’ho. In effetti ero partita dall’idea della Thailandia, che all’improvviso è diventata Cambogia e Laos e poi Laos da solo. Una full immersion a Bangkok è in programma, ma poi abbiamo deciso di concentrarci …

Andamento lento: isola di Amorgos

Ripensai a quello che l’abate Tofukuji mi aveva detto, cioè che anche un uomo d’affari o un giornalista aveva qualcosa da imparare trascorrendo una notte in un monastero e assaporando un momento di pace. Uno deve imparare a non rincorrere il tempo, aveva suggerito. “Se ti affretti, c’è una parte del mondo che non riuscirai a vedere”, aveva detto. “Se, per esempio, stai imboccando un percorso sbagliato della tua vita, è solamente quando ti fermi e osservi le cose con chiarezza che puoi cambiare direzione e ritornare su un più appropriato percorso. Il messaggio Zen è che per trovare te stesso, devi imparare a fermarti. Pico Iyer, Il monaco e la signora Ho deciso che sarei andata ad Amorgos guardando la foto di una porta, a casa di amici. Una porta di legno appoggiata sulla spiaggia, a riva,spalancata sul mare. Un’immagine da brividi, questa soglia aperta sull’orizzonte. Solo due anni dopo, scendendo assonnata dal traghetto e muovendo i miei primi passi sull’isola, avrei scoperto che non avevo mai neppure immaginato un mare così blu, un’acqua dal …

Una città contesa da due fiumi: Lione

Una città da scoprire Alzi la mano chi conosce Lione. Fino a pochi giorni fa sapevo solo che era una città molto grande della Francia (la seconda più visitata dopo Parigi) e che si trova nella regione vinicola del Rodano settentrionale. Tradotto: rossi a tutto spiano. Poco di più. Ci sono stata per quattro giorni e sono tornata con alcune convinzioni. Rispetto a Parigi le altre città francesi sono un po’ sorelle minori, ma non per questo senza fascino, a volte dato dalle piccole cose Si mangia molto bene (anche se la cucina si adatterebbe bene a temperature siberiane, da quanto ‘caricano’ i piatti. Ah la Francia) Se un fiume regala sempre un po’ di magia a una città, quando i corsi d’acqua sono due l’incantesimo raddoppia Il Syrah continua a non entusiasmarmi Ma veniamo a questa città che offre diversi punti di interesse e una tappa all’interno di un viaggio in giro per la Francia meridionale se la merita tutta. Giovane (ho incontrato tantissimi studenti, mi ha ricordato un po’ la mia Bologna), multietnica, …

Tre borghi sull’Appennino

Fra paesi addormentati Stradine popolate da gatti, tapparelle abbassate, un’altalena abbandonata. Il cartello vendesi qua e là. All’inizio di maggio l’Appennino fra Modena e Bologna sembra ancora addormentato. Effettivamente, anche se siamo un’ora e mezza dalla città, quando oltrepassiamo anche la Madonna dell’Acero abbiamo superato i mille metri. La seggiovia per il Corno alle Scale è immobile, e dietro il rifugio c’è ancora un po’ di neve. Niente passeggiata nel bosco fangoso, piove pure un po’. E allora è così che li scopriamo. Scendendo a quote più basse, dove le nuvole non si impigliano, visitiamo paesini praticamente deserti, dove è difficile capire quanto il sonno attuale sia da ricercare nella stagione non ancora decollata o quanto in quel progressivo abbandono sempre più frequente fra questi boschi. Luoghi di villeggiatura, di lunghe estati, di alberghi e pensioni dal sapore retrò di cui oggi resta qualche lampione liberty fra gli alberi. Nel verde brillante dopo giorni di pioggia, scopro angoli di grande fascino: la riprova che a volte le emozioni sono molto vicine a casa.  Poggiolforato Una manciata di case disabitate. Una storica pensione in vendita. Nel campo da calcio ci sono le …

Sakura in Giappone

Giappone: dove fioriscono i ciliegi

Cinquanta sfumature di rosa: hanami Una nuvola rosa, come una cipria che imbianca e colora delicatamente tetti e palazzi. Avevo aspettative altissime sulla fioritura dei ciliegi. E facevo bene. Un po’ perché è vero che anche nel nostro Paese gli alberi fioriscono, ma sono più un privilegio per chi vive fuori da un contesto urbano e ci siamo drammaticamente disabituati. Un po’ perché vedere il Giappone in primavera è stato come riscoprirlo per la prima volta. E poi per lo stupore che coglie loro, i giapponesi, che hanno reso un evento legato alla natura e ai suoi cicli un momento di festa, banchetto, vita di comunità. E lo so che vengo dall’Emilia e che da noi si festeggiano cotechini, paste al mattarello o vino, ma è incredibile vedere che i veri protagonisti sono loro, alberi e fiori. Il bello quindi. Il bello impalpabile e fugace che si contrappone a città spesso grige e squadrate. Forse il sakura, la fioritura, affascina ancora di più perché in Giappone ingentilisce strade nuove, case recenti, in un mondo così tante …

Cosa fare a Parigi di lunedì

Parigi in 36 ore Parigi val sempre una messa, anche per poche ore. Anche di lunedì. Non è un dettaglio da poco, perché se vi trovate nella ville lumiere non tarderete a scoprire che moltissimi musei (e ristoranti) sono chiusi. Persino in una metropoli così ogni tanto abbassano la saracinesca e quel giorno sembra proprio essere il lunedì. E’ quindi bene avere in mente un piano B per godersi al massimo questa città capolavoro. Io ho puntato sui giri a piedi (forse un po’ troppo, da farsi venire le vesciche), ma sono tanti gli angoli, un po’ in tutti gli arrondissement in cui vale la pena sbirciare. In questo post propongo qualche itinerario: alcune tappe non sono necessariamente originali, ma fanno innamorare di questa città una volta in più. Intanto la lista dei musei che sono chiusi di lunedì (solo per citarne alcuni molto famosi). Il Louvre, invece, è chiuso il martedì. Musée d’Orsay Musée Rodin La bibliothèque nationale de France Musée Carnevalet, Histoire de Paris Musée des Arts et Métiers: il ‘Louvre della tecnica’ …

Mangiare a Cuba

Due parole sulla cucina caraibica Amici e conoscenti si sono meravigliati del fatto che io sia tornata da Cuba molto soddisfatta (fra le altre cose) della cucina. Premetto che nessun Paese che ho visitato finora mi ha delusa e i miei gusti sono decisamente di ampie vedute, ma i piatti creoli mi hanno conquistata. Per quanto, va detto, gli ingredienti siano piuttosto ripetitivi. Ma solo quelli, perché, le varianti sul tema maiale, pollo e aragosta in realtà sono tante. Del resto, quando si hanno poche materie prime di base ci si deve ingegnare. Un esempio? Il pollo, carne economica per eccellenza, era il pezzo forte in più di una casa particular che mi ha ospitata. Se a Cienfuegos la specialità era quello alla Coca (nel senso proprio della bibita gassata), a Viñales ce l’hanno servito alla birra. A Trinidad era arrosto, all’Havana era una specie di ‘cacciatora’. Diciamo che l’ingrediente segreto è la personalità della cuoca, e che cenare in un paladar è di gran lunga più emozionante che al ristorante, ma non sono mai rimasta delusa. Ho provato a …

Mangiare il venerdì sera a Gerusalemme

E’ shabbat: e io dove mangio? Sembra facile, ma non lo è. O, per lo meno, non lo è sempre. Mangiare a Gerusalemme non richiede che l’imbarazzo della scelta, visto che anche per il palato è un vero crocevia enogastronomico. Sia nella città nuova, che fra le mura della vecchia, non avrete difficoltà a trovare ottimi hummos e falafel, cucina armena o araba. Ma la città cambia volto con l’inizio dello shabbat: dal venerdì sera, da quando cala la luce del giorno, sarà veramente dura trovare un locale aperto per cena. Del resto qui la parola kosher è decisamente di casa. Come ho già scritto nel precedente post mangereccio sul mio viaggio in Israele, di sabato le attività degli ebrei ortodossi si fermano quasi completamente. Niente tram, niente ascensori, niente ristoranti aperti. A parte qualche eccezione che abbiamo scovato, un po’ grazie alla Routard, un po’ grazie al web (quello funziona). E un po’ per caso. Barood Inizio subito da questo posto delizioso. Propone cucina sefardita, ma sembra un vero e proprio angolo di Francia nel cuore della …

Dormire in tenda a duemila metri

Dormire in tenda al Salewa Base Camp Yuko invece nella sua compagna vedeva cinque caratteristiche diverse, che appagavano il suo talento artistico. “E’ bianca. Dunque è una poesia. Una poesia di una grande purezza. Congela la natura e la protegge. dunque è una vernice. La più delicata vernice dell’inverno. Si trasforma continuamente. dunque è una calligrafia. Ci sono diecimila modi di scrivere la parola neve. E’ sdrucciolevole. Dunque è una danza. Sulla neve ogni uomo può credersi funambolo. Si muta in acqua. Dunque è una musica. In primavera trasforma fiumi e torrenti in sinfonie di note bianche“. da ‘Neve’, Maxance Fermine Io non sono un’esperta di montagna. Non so sciare, non ho una tuta da sci, sono quella che fa sempre la corsa da Decathlon per cercare il minimo indispensabile il giorno prima di partire. Al freddo preferisco il caldo e ho dormito in tenda solo in Grecia, d’estate. Soffro di vertigini e stare a gambe a penzoloni nel vuoto a tratti mi impedisce di parlare. Ed è proprio per questo che ho deciso di partecipare al Salewa Base Camp a Merano 2000. Confesso che …

Ripensando al Sudafrica

“Io conosco il canto dell’Africa, della giraffa e della luna nuova africana distesa sul suo dorso, degli aratri nei campi e delle facce sudate delle raccoglitrici di caffè. Ma l’Africa conosce il mio canto?”. Karen Blixen Fino alla fine del mondo e ritorno In questi giorni in cui le immagini di Nelson Mandela fanno il giro del mondo, la mia mente, ogni volta che incrocio un servizio in tv, torna in Sudafrica. Un viaggio che ho fatto nel 2008: due settimane e una macchina da Cape Town fino al Parco Kruger. Mentre guardo un’intera popolazione in pianto per un uomo che ha fatto della dolcezza la sua principale caratteristica, penso a questo paese che sento di non avere capito del tutto. In quasi tutti i posti in cui ho viaggiato la sensazione, alla partenza, è che mi sarebbe servito più tempo. Ma fondamentalmente per vedere più cose, più posti. In Sudafrica, invece, ho pensato che sarebbe servito un periodo più lungo per entrare con maggiore profondità in questo paese così lacerato, sezionato, stratificato, in cui …