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Quello che amo del Giappone

Shirakawa go

In questi giorni freddi e bigi mi punge la nostalgia del Giappone. E inizio a capire sempre di più Patrick che proprio dopo il suo terzo viaggio non è più riuscito a smettere di volare verso il Sol Levante. Capisco di più quanto si somigliano, lui e i giapponesi, con la loro gentilezza, discrezione e, a volte, impenetrabilità. E ora anche io sarei pronta a tornare subito, dopo essere stata l’ultima volta (la terza appunto) in ottobre, perché sento che mi mancano tante cose di quel Paese delicato, buffo e rigido allo stesso tempo. Mi è venuto voglia di raccontare questi dettagli, che alla lunga diventano uno stato mentale (per dirla alla Terzani) e al tempo stesso rendono un viaggio in Giappone così speciale e diverso da qualsiasi altro. E’ un post di sensazioni, con qualche dritta.

Gli Onsen

Questo è il primo pensiero, ma ammetto che l’inverno bolognese me lo serve su un piatto d’argento. Superato l’imbarazzo di lavarsi su uno sgabellino davanti a sconosciute che vi fisseranno – e lo faranno, magari solo un attimo, con curiosità, perché a volte potreste essere gli unici occidentali presenti  -,  l’acqua caldissima (anche 40 gradi) sembra la porta per un’altra dimensione, per un altro spazio, liquido e avvolgente. Entrando gradatamente, è bello sentirsi senza peso, accompagnati dal suono dell’acqua che scorre o, se siete fortunati e all’aperto, dalla vista dei fiocchi di neve.
Il mio posto preferito: il rotemburo (onsen con vasca esterna) nell’onsen di Shirakawa-go.

Foto dal blog Orizzonti

Foto dal blog Orizzonti

Dormire sul futon

A me piace dormire sulle superfici dure, quindi sono avvantaggiata. Ma quello che amo è soprattutto quella sensazione di entrare nella stanza tradizionale di una minshuku o di un ryokan, seguire la padrona di casa nel piccolo spazio (la case giapponesi sono sempre così piccole!) e apprezzare l’odore erbaceo del tatami, il tavolino per il tè e l’essenzialità. La yukata stirata e piegata che mi aspetta. Ma il meglio deve ancora venire: succede nei posti (di livello leggermente superiore) in cui la sera rientri in camera dopo cena e ti trovi il futon già srotolato. Vedere quella morbida e spessa trapunta, magari a fiori, già pronta per me mi fa sentire coccolata. In questo il Giappone non lo supera nessuno.
Il mio posto preferito: la camera da letto della pensione Kuwataniya a Takayama, sulle Alpi.

I futon ancora arrotolati

I futon ancora arrotolati

Cenare in minshuku con gli altri ospiti

E’ un punto legato al precedente: le esperienze migliori, per avere un assaggio dell’ospitalità giapponese, finora le ho avute nelle cittadine più tradizionali. Un momento che adoro, in questo caso, è entrare nella sala che si cela dietro alla porta di carta di riso e cercare il nostro posto, con i vassoi già pronti. I colori nei piatti sembrano danzare: il viola e rosa acceso degli tsukemono (sottaceti), il bianco del riso e del tofu, il giallo delicato della tempura, magari l’arancio di un frutto. Le gambe piegate dopo un po’ vi faranno ammattire, ma la bellezza di cenare tutti in silenzio divertendosi a provare nuovi e insoliti sapori, o di fare due chiacchiere con chi si ferma un po’ di più per un sakè, è quasi irraggiungibile in un viaggio in Giappone.
Il mio posto preferito: la casa tradizionale Koemon, sempre a Shirakawa-go.

Nella guida trovate le nostre scorribande gastronomiche

Nella guida trovate le nostre scorribande gastronomiche

Ordinare piatti a ripetizione nelle izakaya

L’ho scritto mille volte ormai, ma il cibo in Giappone è un’esperienza esaltante, soprattutto in questi locali che possono essere molto eterogenei. Una caratteristica comune, però, è quella di essere perfetti per le chiacchiere in compagnia, ordinando tanti piattini, accompagnati da una birra o sakè (per i giapponesi quando si beve, si deve sempre anche mangiare qualcosa). Spesso ci sono piccole salette in cui questa atmosfera rilassata diventa perfetta per passare ore in allegria. Ah, che cosa si mangia? Di tutto, dalle ostriche fritte (le mie preferite, dovete credermi), al sashimi. Dagli edamame (i fagioli verdi di soia), agli yakitori (spiedini).
Il mio posto preferito: l’izakaya Tsuduri a Kyoto.

In izakaya si beve sempre mangiando qualcosa

In izakaya si beve sempre mangiando qualcosa

Mangiare al bancone (sì, ancora cibo)

Che sia un bugigattolo specializzato in ramen, in cui si è avvolti dai vapori dei brodi fumanti, o un ristorante di alto livello, adoro mangiare seduta al bancone, vicino al cuoco. Un po’ perché gli osti, incuriositi dalla presenza di uno straniero, si superano nei loro manicaretti. Oppure attaccheranno bottone oppure, semplicemente, sarà un’occasione per vedere con che cura vengono preparate certe ricette. Nel caso in cui siate in un locale più raffinato, lo chef preparerà ogni piatto soltanto per voi, ad esempio ogni singolo pezzetto di sushi che vi deporrà direttamente nel piatto. E ancora una volta ci si sente ospiti speciali.
Il mio posto preferito: Miyuki Oden Honten a Kanazawa.

Vedere i templi di notte

Se c’è una cosa che mi fa impazzire dell’Asia sono le lanterne. E fin qui non sono troppo originale forse, ma quando si tratta di quelle che di notte illuminano i templi, beh, è poesia allo stato puro. La luce chiara, dietro la carta di riso, rende l’atmosfera un po’ irreale, fatata ed è bello camminare in silenzio fra tori, pagode e fontane gorgoglianti. Nella nostra religione dobbiamo entrare nei luoghi di culto, varcare portali, in Giappone i posti sacri sono aperti al passeggio, sia nei boschi che in un angolo cittadino.
Il mio posto preferito: il cimitero nella foresta sul Monte Koya.

Kyoto in tre giorni: le lanterne dello Yasaka jinja nella notte (foto di Patrick Colgan, 2014)

Kyoto in tre giorni: le lanterne dello Yasaka jinja nella notte (foto di Patrick Colgan, 2014)

Viaggiare in shinkansen

Quanto mi piace mettermi in coda al binario, dietro le altre persone diligentemente già posizionate, e provare una non troppo celata soddisfazione per la perfetta puntualità (anche se una volta mi è capitato un ritardo, ma una sola in tre viaggi in Giappone non è l’eccezione che conferma la regola). E poi mi piace scegliere il mio posto e lasciarmi cullare dal silenzio, uno sconosciuto sui nostri treni. Abbassare il tavolino, estrarre il mio bento – la scatola a scomparti con il pranzo- e godermi lo spettacolo dal finestrino. Distese di case ininterrotte, città informi sopra le quali schizziamo, verso la prossima meta. E fra Tokyo e Kyoto non manca mai qualche commento di stupore quando si ha la fortuna di vedere il monte Fuji.

Ammirare i ciliegi in fiore

Ero indecisa se metterla questa perché mi pareva troppo banale e, in fondo, capita solo in una manciata di giorni in un anno. Ma la verità è chi ha la fortuna di assistere una volta nella vita all’hanami, non se lo toglie più dagli occhi. E di certo non se lo leva dal cuore. Camminare avvolti da una nuvola rosa chiaro, sentire l’aria frizzante della primavera, le risate della gente che si ritrova sotto gli alberi sono sensazioni che riempiono di stupore, bellezza e riavvicinano alla terra, alla natura. E’ un piacere per gli occhi. Ogni volta che vedo un albero in fiore, ora, ci penso.
Il mio posto preferito: i binari dell’ex ferrovia a Keage (Kyoto).

Se l'ex ferrovia diventa un viale alberato

Kyoto, se l’ex ferrovia diventa un viale alberato
(foto di Persorsi, 2014)

Andare in sala giochi

Una nota pop, ma ci vuole. In Giappone, soprattutto a Tokyo, si può ancora fare un tuffo nelle sala giochi dei primi (nostri) anni Novanta, con la differenza che qui in certe sale si fuma parecchio (ho avvisato, poi non lamentatevi, in questo paese si fuma dentro e non fuori. Va così, amen). Diciamo pure che possono essere ambienti un po’ cupi e alienanti, ma fare un passaggio per trovare qualche videogioco vintage è molto divertente. Personalmente io mi dirigo direttamente verso la consolle di Street Fighter II e spendo qualche yen dando calci e pugni con Chun Li. A che gusto battere Ryu e Ken.
In questo caso non ho un posto preferito: entrate nella prima sala giochi che vi ispira.

Guardare i dettagli

Non ci sono indicazioni da seguire, guardatevi attorno. In alto, in basso, ci sarà sempre un dettaglio che renderà un luogo più aggraziato e un ricordo indelebile. E’ un tombino decorato con una decorazione floreale, una tenda blu davanti a una porta di legno. E’ una tazza in cui il risplende il verde del matcha, un takoyaki perfettamente rotondo ancora caldo. E’ una lanterna nel bosco, la faccia di un drago da cui sgorga acqua bollente. E’ un inchino, una yukata stirata, il sorriso di un monaco, è una carpa colorata in un laghetto. E’ l’asse riscaldato in bagno, nel freddo notturno di un ryokan, è ritrovare un oggetto perduto. E’ un uovo marinato nel ramen, una fetta di carne di Hida cotta su una foglia di miso, è un dolcetto incartato come se fosse un gioiello. E’ uno jizo vestito di rosso che sorride, sereno, nel bosco. E il vostro qual è?

Uno Jizo

Uno Jizo

 

 

 

 

 

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