Egitto
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Alla scoperta di Berenice

Gli atolli di Hamata
Gli atolli di Hamata

Gli atolli di Hamata (foto di Persorsi, 2015)

Sul Mar Rosso

Sono arrivata ai 32 anni senza avere mai messo piede in un villaggio vacanze. Posti come Sharm El Sheik e simili in Italia non avevano mai suscitato la minima attrazione su di me. E così anche nella scelta di Berenice- il punto più a Sud del Mar Rosso in Egitto- a farla da padrona è stata la voglia incredibile, quasi una necessità, di andarmene semplicemente al mare ad aprile. Pur non essendo un tipo propriamente marittimo, avevo urgente desiderio di caldo e pesci colorati. A prezzi contenuti. E nel tempo di una settimana. Per questo sono state scartate, una dopo l’altra, destinazioni come Tulum, Ko Samui o la Jamaica. Il Mar Rosso, invece, era lì, a una distanza ragionevole. E così, comprata una muta da Decathlon, rispolverate le pinne quasi nuove, eccomi a scrivere dal terrazzino della nostra stanza nel resort. Sotto di me c’è un rigoglioso giardino, costantemente irrigato da giardinieri. Davanti, il mare, che in questi giorni è spesso increspato da un capriccioso vento che ora viene da Nord, ora dal deserto. Le uscite di snorkelling alle tre barriere coralline presenti davanti alla spiaggia sono state un po’ sacrificate, ma ho potuto comunque e immergermi e dire: “Finalmente ho capito perché avete tutti sta fissa del Mar Rosso”.

Berenice

La moschea di Hamata

La moschea di Hamata

Berenice era un porto molto importante nell’antichità, oggi è l’ultimo posto in Egitto dove sorgono (pochissimi) villaggi. Inutile dire che questa resta l’unica modalità per soggiornare qui. La baia di Lahmi, in particolare, dista due ore circa di pullman da Marsa Alam. Poco vicino c’ è un minuscolo villaggio con ospedale e moschea: alcuni beduini pescatori vivono in queste baracche. Il Nilo e la sua valle fertile  è a 250 chilometri e alle spalle dei resort c’è solo una strada, che porta dritta in Sudan. Questo è certamente uno dei posti che io abbia visto che più corrisponde al concetto di “in mezzo al nulla”. Alle spalle dei villaggi sulla costa, insomma, ci sono solo montagne e deserto. L’unico segno della presenza umana, fuori dal microcosmo del villaggio, per me è stato il canto del muezzin a varie ore del giorno. Un contrasto decisamente notevole, visto il clima sempre un po’ artificiale, per quanto piacevole, di un luogo così. Ma i Paesi che presentano contraddizioni sono i miei preferiti da sempre: l’Egitto che ho potuto assaggiare è fra questi.

Il deserto dietro il resort

Il deserto dietro il resort
(foto di Persorsi, 2015)

La marina di Berenice (foto di Persorsi, 2015)

La marina di Berenice (foto di Persorsi, 2015)

Colori terrosi, quasi grigiastri, che si stagliano contro l’azzurro intenso del mare. Questo di Berenice sembra un mondo a testa in giù. All’assenza di varietà nei toni sabbiosi della terra, punteggiata al massimo di qualche cespuglio sulle dune, corrisponde un caleidoscopio di colori sotto l’acqua. E’ come se l’universo sommerso avesse compensato l’aridità di quello in superficie. Coralli rosa, gialli e blu, e pesci di ogni tinta. Mi è sembrato, nuotando, di vedere dispiegarsi sotto di me vere e proprie città, strade, dove ogni tanto passa un vip come un pesce Napoleone o una tartaruga. Mentre nuotavo, mi sono venute in mente le città sotterranee della Cappadocia, dove la vita si snodava sotto la protezione di una pietra. Qui lo scrigno è il mare.

Un pesce Napoleone ( Foto da Sharmegitto.wordpress.com)

Un pesce Napoleone ( Foto da Sharmegitto.wordpress.com)

“Quello che amo del mare è da fuori non vedi nulla, devi andarci dentro”, ha sentenziato uno degli ultimi giorni Pietro, il biologo marino del resort. Sembra una frase scontata, ma di fatto non lo è, perché stare in luoghi come Berenice avvicina oltre ogni previsione alla natura più profonda, proprio come l’imperscrutabile mondo marino. E non mi ha meravigliato più di tanto fare conoscenza di persone, anche in un villaggio vacanze, profondamente innamorate dei viaggi e della natura. Perché in mezzo al nulla, fra vento e mare, terra e sabbia, c’è solo il godimento più intenso del paesaggio e del rumore di onde e risacca. Ci sono siparietti fra gabbiani e falchi di mare intenti a dividersi un pesce appena pescato o l’emozione di nuotare assieme ai delfini. C’è quel timore reverenziale davanti a coralli da non toccare perché bruciano, con l’occhio sempre un po’ attento a evitare il faccia a faccia con lo squalo. E anche se, per chi ama teorizzare sulle differenze fra vacanza e viaggio, qui in Mar Rosso siamo tecnicamente nell’universo vacanza, credo che questo punto, Berenice, sia perfetto anche per i viaggiatori più incalliti – e ne ho conosciuti in questi giorni- per sostare e riprendere ritmi più naturali, del sole e delle maree. Per il resto c’è una sola definizione della vita in questo microcosmo: un polleggio quasi illegale. Sono sicura che anche i non bolognesi possono capire cosa vuol dire.

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