Laos, sapori dal mondo
comments 3

Una pizza speciale in Laos

Forno a legna laotiano
 Bamboo Lounge, foto tratta dal sito bambooloungelaos.com

Bamboo Lounge, foto tratta dal sito bambooloungelaos.com

Questo post parla di due cose: di quanto a volte basti mangiarci su per sentirsi subito meglio e del variegato mondo delle minoranze etniche del Laos. Accostamento folle? Neanche troppo, se siamo al Bamboo Lounge. Ci troviamo a Luang Namtha, nel nord del Paese, a una manciata di chilometri dal confine cinese. Era il nostro punto d’arrivo dopo i due giorni di navigazione sul fiume Nam Ou e resta l’ultima cittadina relativamente facile da raggiungere prima della remota provincia di Phongsali. E’ un posto strano: da un lato è circondato da una natura rigogliosa, e non a caso è uno dei punti di partenza privilegiati per il trekking nella giungla. In particolare da qui ci si inoltra nella riserva di Nam Ha, una delle più incontaminate di questa fetta d’Asia. La sera le montagne si tingono di blu mentre le risaie scintillano nell’ultima luce del tramonto. La parte più antica, vicina all’aeroporto (ebbene sì, c’è una pista qui), non siamo riusciti a visitarla, ma da quanto spiega la guida è una sorta di agglomerato di alcuni villaggi. La città più nuova, pensata per accogliere i turisti, conta due strade e diverse guest house, ma resta anonima e piuttosto grigia. Con poche eccezioni: il vivace mercato notturno, dove si possono mangiare polli allo spiedo quanto larve fritte; una pasticceria imbucatissima (ma segnalata dalla Lonely Planet) in cui provare deliziosi muffin alla banana e un paio di posticini piuttosto confortevoli per i viaggiatori in transito sia per mangiare che spulciare un po’ Internet. Uno di questi è ben riconoscibile: colorato, ricco di luci e lanterne e fra le piante della veranda c’è pure un forno a legna. E noi non potevamo non provarlo. Tanto che, in tutto, ci siamo stati tre volte. Perché? Fino a qualche anno fa sarei inorridita davanti al fatto di tornare nello stesso posto all’estero. Adesso, invece, coltivare una specie di abitudine anche a migliaia di chilometri da casa mi fa sentire bene, rende quel posto più familiare. E, dopo due giorni di trekking nella giungla, con nelle gambe i chilometri macinati (e i becchi delle sanguisughe) e davanti la prospettiva del pullman notturno per Luang Prabang, la pizza nel forno a legna del Bamboo Lounge era al tempo stesso una sfida che la voglia di un sapore amico che regalasse energie.

Il tramonto a Luang Namtha

Il tramonto a Luang Namtha

Larve e insetti al mercato notturno

Larve e insetti al mercato notturno

Ma non è finita qui. Dicevo che il tema qui sono anche le minoranze etniche. Certo, perché lo scopo del locale, aperto nel 2011 da Andrej e Karen, due viaggiatori che si erano innamorati della zona un paio di anni prima, è proprio questo: far lavorare giovani dalle diverse tribù circostanti per aiutarli nell’apprendimento dell’inglese. La questione in Laos non è di poco conto perché una buona fetta della popolazione vive in villaggi (baan). Ma quello che più colpisce è la varietà etnica: si contano almeno 49 minoranze in tutto il Paese, che sono state radunate in tre grandi gruppi. Il principale è quello Lao (che tendenzialmente vive in città), ma il mosaico di gente e facce è uno dei più ricchi del Sudest asiatico. Ricchezza non certo economica, però, e anche per questo ho amato subito il Bamboo Lounge. Il locale fornisce, assieme al menù spiccatamente statunitense (ottime anche le colazioni), foto e brevi descrizioni dei camerieri che sono lì per imparare la lingua attraverso le ordinazioni. Per questo è importante parlare lentamente e pazientemente. Inoltre, i prodotti utilizzati sono rigorosamente a chilometro zero (ma in Laos mi pare un po’ la regola). A volte, visitando i villaggi, mi è restata la sensazione amarognola di essere passata per un attimo, un po’ come al cinema, a vedere certe realtà per mezz’ora e poi sparire senza lasciare davvero traccia di me. Un blitz nella vita senza tempo di queste comunità, magari un acquisto e qualche foto e poi ognuno a casa sua. Sono felice, ovviamente, di avere fatto quelle visite. Ma questo progetto mi piace perché i ragazzi vengono concretamente aiutati nella conoscenza della lingua inglese che, al momento, mi pare una delle principali chiavi di accesso per un buon lavoro in Laos.

Bambini in un villaggio kamu

Bambini in un villaggio kamu

Un villaggio hmong

Un villaggio hmong

Belle idee e realtà che si occupano di turismo ecologico per fortuna in Laos ce ne sono parecchie e a Luang Namtha ne concentra un bel po’. Visto che le cose non avvengono mai per caso, Karen e Andrej hanno aperto il locale assieme a Thong, il fondatore del Forest Retreat Laos, che organizza trekking nella giungla. Noi abbiamo scelto la Green Discovery, che offre tantissimi percorsi nella riserva, anche di più giorni, e siamo comunque rimasti soddisfatti. Abbiamo scelto di pernottare una notte sola nel villaggio, ma in molti optano anche per una tratto di navigazione in kayak. Per quanto abbia qualcosa da ridire sulla loro valutazione della difficoltà (il nostro easy to moderate mi pareva francamente molto difficult!), quello che è straordinariamente importante è lo spirito di questi itinerari: guide locali, pernottamento in villaggi e supporto economico alle comunità. E l’ho potuto vedere con i miei occhi. Francamente, per quanto possa anche essere faticoso, un viaggio in Laos è incompleto senza il contatto con questi villaggi. In questo paese non ci sono degli Angkor Wat, forse, ma un ricco arcobaleno umano, quello sì.

Pensieri finiti. Dopo l’ordinazione era tempo di dare un’occhiata. Ho studiato i movimenti del pizzaiolo nella lavorazione della pasta ( sì, mi sa che si è sentito un po’ osservato), e poi nella stesura del sugo di pomodoro. Qualche fetta delle ottime salsicce locali (mi sono persa la parte formaggio, non mi è chiarissimo cosa abbia usato), cipolla e il gioco era fatto: quando ha infornato il tutto mi sono sentita a casa. E che dire: era veramente ottima. Sottile, morbida: pizza laotiana ampiamente promossa. E le gambe erano già pronte alla prossima avventura.

Pizzaiolo laotiano

Pizzaiolo laotiano

Il forno a legna del Bamboo Lodge

Il forno a legna del Bamboo Lodge

C'è proprio la legna

C’è proprio la legna

3 Comments

  1. Allora.. Per le larve ci penso.. Per i muffiin alla banana e la pizza.. Mi sono già segnata i posti!!grazie Letizia, mi fai arrivare preparata in Laos 🙂

  2. Pingback: Trekking nella giungla del Laos | orizzonti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *