Grecia, viaggi
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Andamento lento: isola di Amorgos

Ripensai a quello che l’abate Tofukuji mi aveva detto, cioè che anche un uomo d’affari o un giornalista aveva qualcosa da imparare trascorrendo una notte in un monastero e assaporando un momento di pace. Uno deve imparare a non rincorrere il tempo, aveva suggerito. “Se ti affretti, c’è una parte del mondo che non riuscirai a vedere”, aveva detto. “Se, per esempio, stai imboccando un percorso sbagliato della tua vita, è solamente quando ti fermi e osservi le cose con chiarezza che puoi cambiare direzione e ritornare su un più appropriato percorso. Il messaggio Zen è che per trovare te stesso, devi imparare a fermarti.

Pico Iyer, Il monaco e la signora

Una porta sul mare (Foto di Matteo Martino)

Una porta sul mare (Foto di Matteo Martino)

Ho deciso che sarei andata ad Amorgos guardando la foto di una porta, a casa di amici. Una porta di legno appoggiata sulla spiaggia, a riva,spalancata sul mare. Un’immagine da brividi, questa soglia aperta sull’orizzonte. Solo due anni dopo, scendendo assonnata dal traghetto e muovendo i miei primi passi sull’isola, avrei scoperto che non avevo mai neppure immaginato un mare così blu, un’acqua dal colore così intenso, a tratti violaceo. Non può che essere questa, quella del blu, la prima immagine che affiora pensando a come descrivere quest’isola, la più orientale delle Cicladi, abbracciata dall’Egeo. Un luogo che fa bene alla mente e soprattutto al ritmo interiore, condannato a essere fuori tempo rispetto alla vita frenetica di tutti i giorni. Blu è il cielo, raramente velato da una nuvola nei giorni in cui il meltemi si riposa. E  blu sono porte e le finestre di tutte le case, comprese quelle della nostra pensione. E’ ‘Grande’ è il blu che ha ispirato il regista Luc Besson nel suo strampalato e onirico film degli anni Novanta (lo proiettano tutte le sere in un pub di Katapola).

In cima all'isola

In cima all’isola

La spiaggia di Agios Pavlos

La spiaggia di Agios Pavlos

Vivere ad Amorgos: Henrietta e Paul

La seconda immagine di Amorgos è quella di fiori, di pesci, di barche disegnate. Decorazioni sulle strade, come fatte da bambini, che mettono allegria a chi cammina in paesini appena sfiorati dal tempo. “Deve essere una caratteristica proprio di quest’isola”, commenta pensosa Henrietta quando le chiedo se è un’abitudine cicladica quella di decorare le strade. Non ha dubbi invece sul perché tutti i gradini siano bordati di bianco candido: per vedere meglio le scale nella notte e non inciampare. Del resto qui la corrente elettrica fino a qualche anno fa non era poi così scontata. Henrietta e il marito Paul Delahunt-Rimmer lo sapevano quando negli anni Novanta lasciarono tutto e vennero a vivere ad Amorgos. L’isola “migliore” per camminare. Per andare piano. Le persone del posto devono averli presi per matti quando scelsero una casa sotto Langada, uno dei tre deliziosi paesi che sovrastano Egiali, il secondo porto dell’isola. Assieme a Potamos e a Tholaria, è annidato sopra la baia per sfuggire agli sguardi indiscreti: il mare, infatti, portava pericolo. Portava i pirati e gli abitanti si sono ritirati nell’interno. Basta mangiare da queste parti per capirlo: il piatto tipico si chiama patatato, spezzatino di capra con patate e la cucina offre altri intingoli simili. In generale il menù è adatto agli amanti della carne, con decisi rimandi alla cucina turca. Henrietta e Paul hanno fatto di questa isola il loro primo esperimento di eco-turismo. Hanno progressivamente avviato un circuito, esteso poi al Botswana, che propone strutture ricettive che sposano la loro filosofia realmente slow. A Langada è rappresentato dal Pagali, una specie di agriturismo a gestione familiare diretto dal gioviale Nikos. In poco ci mostrano le fresche stanze che guardano verso il mare, il negozio di erbe curative e la fattoria con animali e orto. Fanno vino e olio, sono completamente autosufficienti. Incontriamo anche la madre che sbuccia le patate, all’ombra di un pergolato.

Fiori sulla strada, Potamos

Fiori sulla strada, Potamos

Potamos

Potamos

Dove osano le capre

La terza immagine sono capre. Sono dappertutto. Te le trovi davanti in mezzo alla strada, l’unica, finita quindici anni fa, che attraversa l’isola. Henri e Paul ci spiegano che Amorgos è una delle poche isole che ha mantenuto due porti in un periodo di tagli drastici. Il motivo è che esiste questa unica strada, che però si alza vertiginosamente da un capo all’altro e così l’approdo dal mare resta doppio. D’inverno la nebbia può diventare un autentico pericolo e anche d’estate questa unica strada asfaltata non è certo adatta ai motorini. Ma nel caldo che secca la gola di luglio faccio fatica a immaginarmi questi rigori invernali. Le uniche a trovarsi a proprio agio in questa terra sassosa, bruciata dal sole, sembrano proprio loro: capre di tutte le dimensioni e colori che si richiamano da una valle all’altra e obbediscono alle grida serali dei pastori. Sono appollaiate ovunque e gli abitanti in passato hanno sezionato la campagna con muretti di pietra, anche per evitare che le capre venissero a banchettare in orti e campi. Ma loro, incuranti, si accontentano di brucare a bordo della strada, mentre il vento gioca con le loro campanelle di latta.

Capre che non soffrono di vertigini

Capre che non soffrono di vertigini

.. e neanche di solitudine

.. e neanche di solitudine

Amorgos fra chiese e mulini

La quarta immagine è il bianco. E’ il bianco dei mulini che formano una corona sopra Kora, il paese principale dell’isola. Sono in fila indiana, ma non funzionano più: le loro pale sono rotte, come braccia spezzate, alcuni sono privi di tetto. Segno del tempo che passa e che rende questa località più reale, meno artefatta, come a volte capita di vedere in altre isole. Incantevole la vista al tramonto, quando li si vede lassù, allineati, mentre si sorseggia un aperitivo su uno dei bar con terrazza del centro. Bianche sono le chiese che punteggiano la campagna, dei santuari isolati che si risvegliano per le feste dei santi o per la Pasqua, che nel culto ortodosso è la ricorrenza più importante. La calce è così brillante perché ogni famiglia ha la sua chiesetta e si occupa della manutenzione. Bianco, infine, come panna spruzzata su una scogliera di cioccolato, è il monastero della Panagia Hozoviotissa, il monumento simbolo dell’isola. Aggrappato alla roccia sembra il frutto di un lavoro disumano per ancorare lassù, al riparo dei pirati, questo luogo sacro, in cui è venerata una preziosa icona della Vergine. Salire è fatica, anche perché siamo avvolti in abiti pesanti per non rischiare di restare fuori: le donne non possono entrare con pantaloni o braccia nude. Arranchiamo su questi gradini interminabili e non immaginiamo neppure che dentro ci aspetterà pure una bevuta di psimeni rachi, il liquore locale. E’ il colpo di grazia alle gambe fiaccate dal caldo: forse è per questo che in molti dopo corrono verso la spiaggia sottostante, quella di Agia Anna. In cerca del blu che fa rinascere.

Il monastero della Panagia Hoziovotissa

Il monastero della Panagia Hoziovotissa

Chiese sul sentiero

Chiese sul sentiero

Luna sopra i mulini a Chora

Luna sopra i mulini a Chora

Qualche nota su Amorgos

I coniugi Delahunt-Rimmer hanno scritto due libri sull’isola di Amorogos: Amorgos. The secret Jewel of the Cycaldes, che unisce aneddoti sull’isola alle mappe per il trekking (10 itinerari) e Out of the Rat Race into the fire in cui raccontano la loro vita sull’isola. Questo è il loro sito internet.

Dove dormire ad Amorgos

Io consiglio nettamente Aegiali su Katapola per due motivi: il primo è che si trova a un tiro di schioppo dai paesini di Potamos, Langada e Tholaria, francamente imperdibili. La seconda ragione è che ad Aegiali c’è anche un po’ più di movida serale: molto soft ma vagamente hippie, molto carina.
Per dormire, noi ci siamo trovati molto bene alla Pensione Pelagos, subito sopra al paese. Comoda per andare a piedi, essenziale, ma pulita e abbastanza economica (55 euro la doppia). Per chi non ha paura di un po’ di salita, consiglio vivamente Pagali, a Langada o gli appartamenti Uranos, a Potamos.

Come arrivare ad Amorgos

Ci sono almeno due collegamenti dal Pireo pure d’inverno e in alta stagione approdano tutti i giorni sia i traghetti che i catamarani veloci. Posso consigliare di viaggiare anche verso Rafina, secondo porto di Atene e più vicino all’aeroporto.

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